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FAQ
         

      educate, 
    
agitate, 
    organize 
    
for freedom




      
La storia fluisce effettivamente in un'unica
caparbia direzione, molto particolare, che
nessuna scossa, per quanto prolungata, è
riuscita fino ad oggi a deviare in modo
duraturo:
di secolo in secolo, l'umanità
impone il primato della libertà individuale
su qualsiasi altro valore
. Passando attraverso
il progressivo rigetto della rassegnazione
di fronte a ogni forma di schiavitù, attraverso
i progressi tecnici che permettono di ridurre
ogni fatica, attraverso la liberalizzazione dei
costumi, dei sistemi politici, dell'arte e delle
ideologie. In altre parole, la storia umana è
quella dell'emergere della persona come
soggetto di diritto, autorizzato a pensare e a
gestire il proprio destino, libero da ogni
obbligo che non sia il rispetto del diritto
dell'altro alle medesime libertà.
JACQUES ATTALI



"Platone nel Libro VIII de La Repubblica scrive che
dalla libertà degenerata in licenza nasce e si
sviluppa una malapianta: la malapianta della
tirannia. Si tratta di spiegare alla gente che la
libertà illimitata cioè privata di ogni freno e d'ogni
senso morale non è più Libertà ma licenza.
Incoscienza, arbitrio. Si tratta di chiarire che per
mantenere la Libertà, proteggere la Libertà, alla
libertà bisogna porre limiti col raziocinio e il buon
senso. Con l'etica.
Si tratta di riconoscere la
differenza che passa tra lecito e illecito."
ORIANA FALLACI



-
è necessario moltiplicare e diffondere spazi
di confronto e di partecipazione liberi e non
omologati in cui ci sia posto per ragionare
più che per appartenere



- "Tre cose concorrono più di tutte le altre
alla conservazione della repubblica
democratica negli Stati Uniti.
La prima è la forma federale adottata dagli
americani, che permette all'Unione di godere
della potenza di una grande repubblica e
della sicurezza di una piccola.
La seconda consiste nelle istituzioni
comunali che, moderando il dispotismo della
maggioranza, danno al tempo stesso al popolo
il gusto della libertà e l'arte di essere libero.
La terza consiste nella costituzione del
potere giudiziario. I tribunali servono a
correggere gli errori della democrazia e
riescono a rallentare e a dirigere i
movimenti della maggioranza senza tuttavia
arrestarli.
Alexis de Tocqueville 

 
Considero i costumi come una delle grandi
cause generali cui si possa attribuire la
conservazione della repubblica democratica
negli Stati Uniti.
Adopero la parola costumi nel senso che gli
antichi davano alla parola mores; l'applico
quindi non solo ai costumi propriamente detti,
che si possono chiamare le abitudini del cuore,
ma anche alle varie nozioni possedute dagli
uomini, alle diverse opinioni che hanno corso
in mezzo a loro e all'insieme delle idee di cui si
formano le abitudini dello spirito. Comprendo
dunque sotto questa parola tutto lo stato morale
e intellettuale di un popolo.
Alexis de Tocqueville 


- "La libertà è come l'aria: si vive nell'aria.
Se l'aria è viziata, si soffre; se l'aria è
insufficiente, si soffoca; se l'aria manca,
si muore."
Luigi Sturzo


- Il pensiero debole, il pensiero di coloro che cercano
sempre di trovare giustificazioni per i nemici della
libertà, è un pericolo di cui dobbiamo essere
seriamente consapevoli. Nella nostra difesa della
libertà dobbiamo sempre combattere la battaglia delle
idee, e non darla mai per persa. Dobbiamo continuare
a disseminare liberamente le nostre idee, senza
lasciarci intimidire da quelle che sembrano essere
le tendenze dominanti in Europa.


- gran parte delle considerazioni e dei concetti
importanti da ricordare e ribadire, si rifanno ad
una nutrita schiera di autorevoli pensatori,
osservatori, personalità della cultura. Facciamo
in modo che si diffondano

 
TROPPI NON SANNO, NON VOGLIONO SAPERE,
NON VOGLIONO CHE SI SAPPIA

CINA 2005



- l'ignoranza della Storia è decisamente una delle
caratteristiche più negative dell'uomo moderno


"Chi controlla il passato, controlla il presente."
GEORGE ORWELL


- THOSE WHO CANNOT REMEMBER THE PAST ARE
CONDEMNED TO REPEAT IT.
                                                           
   
 11 Settembre 2001

- la vita è breve, la conoscenza infinita e nessuno
ha tempo per tutto. Riassumere dunque è un male
necessario e compito del riassuntore è fare bene
un lavoro che è pur sempre meglio che niente


"UNA SOCIETA' CHE DIMENTICA IL PROPRIO PASSATO
E' ESPOSTA AL RISCHIO DI NON RIUSCIRE A FAR
FRONTE AL PROPRIO PRESENTE E, PEGGIO ANCORA,
DI DIVENTARE VITTIMA DEL PROPRIO FUTURO."
Giovanni Paolo II - 7 novembre 2003


"Il tema della libertà e
delle forze ad essa ostili è immenso".
ALDOUS HUXLEY


"E' RARO CHE LA LIBERTA' DI QUALSIASI TIPO SI
PERDA TUTTA IN UNA VOLTA".
DAVID HUME


"Una delle ragioni
per cui le ideologie totalitarie hanno conosciuto
un successo di proporzioni così considerevoli
risiede nel fatto che troppi paesi democratici
sono stati incapaci di comprenderle.
Dobbiamo studiare e far capire i vari modi in cui
esse, o le loro varianti, hanno influenzato la nostra
atmosfera intellettuale, cosa che in parte accade
a causa di equivoci determinati da quella che
Dostoevskij chiamava la sudditanza per le idee
avanzate."
ROBERT CONQUEST


"Gli ideali sopravvivono attraverso il cambiamento.
E muoiono quando di fronte alle sfide prevale 
l'inerzia.
TONY BLAIR



Primo, uniremo la comunità delle democrazie per
costruire un sistema internazionale che si basi su
valori condivisi e sullo Stato di diritto.
Secondo, rafforzeremo la comunità delle
democrazie per combattere le minacce alla nostra
sicurezza e alleviare l'assenza di speranza che
alimenta il terrorismo.
Terzo, diffonderemo la libertà e la democrazia
nel mondo.
CONDOLEEZZA RICE, 18 gennaio 2005


"Noi sappiamo perché le altre civiltà sono 
scomparse: per eccesso di benessere e 
ricchezza e per mancanza di moralità e spiritualità.
Nel momento stesso in cui rinunci ai tuoi principi
e ai tuoi valori, in cui deridi questi principi e questi
valori, tu sei morto, la tua cultura è morta e la tua
civiltà è morta. Punto e a capo."
ORIANA FALLACI - 24.06.05 - Profeta del declino


 
- " Il liberale ama la tolleranza e la libertà.
Il suo amore per la tolleranza è la necessaria
conseguenza della convinzione di essere uomini
fallibili.
Tuttavia, egli è
tollerante con i tolleranti, ma
intollerante con gli intolleranti.
La tolleranza, al pari della libertà, non può
essere illimitata, altrimenti si autodistrugge.
Infatti, la tolleranza illimitata porta alla
scomparsa della tolleranza.
Se estendiamo l'illimitata tolleranza anche
a coloro che sono intolleranti, se non siamo
disposti a difendere una società tollerante
contro l'attacco degli intolleranti, allora i
tolleranti saranno distrutti e la tolleranza
con essi.
KARL POPPER


"Oggi le cose sono chiare, e se una cosa è da campo
di concentramento, dobbiamo chiamarla con questo
nome, anche se si tratta di socialismo"

"Il pensiero della totalità è un pensiero, è una ideo-
logia o un mito ...si mette in guerra permanente
contro ciò che nell'umanità è umano. Il totalitarismo
è il progresso della storia verso la zoologia, verso il
nulla dell'uomo."

Albert Camus


 
  1 Settembre 2004


  7 luglio 2005

   

  9 novembre 2005



Importante!!
Nonostante l'attenzione da me usata,
se ritieni che contenuti, testo o
immagini, di queste pagine ledano la
normativa sul diritto d'autore, ti prego
di contattarmi e provvederò a
rimuovere immediatamente le parti
contestate.



- Per difendere la nostra democrazia
dobbiamo sostenere, promuovere, favorire
la democrazia degli altri popoli e
preoccuparci degli arretramenti che si
dovessero verificare. Non possiamo
permettere che la democrazia venga
messa in pericolo nei paesi anche
lontani dal nostro.

- La mancanza di chiarezza morale è il motivo
per cui chi vive in società libere non sa
distinguere tra fondamentalisti religiosi degli
Stati democratici e terroristi religiosi degli
Stati fondamentalisti. E' la ragione per cui chi
vive in queste società può arrivare a
considerare nemici i suoi concittadini e
amici i dittatori stranieri.
NATAN SHARANSKY

- La democrazia presuppone a proprio
fondamento i valori della persona,
della dignità, dell'uguaglianza, del rispetto;
togliete valore a questi valori e avrete
tolto la democrazia.


- In una società libera la verità, per
affermarsi,
non può e non deve cercare
altro mezzo che la forza della convinzione
,
una convinzione, peraltro, che, nella
molteplicità di impressioni e di esigenze
che incalzano l'uomo, si forma solo
faticosamente.


"Ognuno può facilmente convincersi di
quanto questo impasto di timidezza, prudenza,
convenienza, ritrosia, timore, sia penetrato
nelle fibre dell'Occidente riflettendo su un
sintomo che lo rivela. Si tratta della forma
di autocensura e autorepressione che si
nasconde sotto le vesti di quello che si
chiama solitamente "linguaggio politicamente
corretto", il quale è una sorta di "neolingua"
che l'Occidente oggi usa per ammiccare,
alludere, insinuare, ma non per dire o
affermare o sostenere.
.....
In giro per il mondo ci sono tante
preoccupazioni, ma c'è anche tanta ipocrisia.
Di chi non vuol vedere né dire, per non
essere coinvolto; di chi vede e non dice, per
non sembrare sgarbato; di chi dice a metà e
chiede complicità sul resto, per non
assumersi troppe responsabilità".
MARCELLO PERA



diritti umani a Cuba 
                      

Archivio Vladimir Bukovsky


AUSCHWITZ - BIRKENAU 

"La colpa di tutte le persone di sinistra dal 1933
in avanti è di aver voluto essere antifasciste
senza essere antitotalitarie".
GEORGE ORWELL

Le nuove generazioni sono nate dalla grande
dimenticanza che i comunisti hanno imposto
alla memoria italiana.


LES TOTALITARISMES UTILISENT L'IGNORANCE
POUR VOUS ASSERVIR.
L'ANTIDOTE AU MENSONGE: LA LECTURE!!!



"Bisogna imparare a rispettare il diritto dell'uomo
più squallido, più disgustoso, a vivere come vuole.
Bisogna rifiutare una volta per sempre la fede
criminosa nella rieducazione di tutti a propria
immagine. Bisogna capire che senza violenza è
possibile creare soltanto un'uguaglianza di
possibilità, ma non un'uguaglianza di risultati.
Solo al cimitero gli uomini raggiungono l'assoluta
uguaglianza, e se volete trasformare il vostro
paese in un gigantesco cimitero, allora fatevi
socialisti."
VLADIMIR BUKOVSKIJ
(da: "Il vento va, e poi ritorna" - ed. Feltrinelli 1978)


  UNGHERIA 1956


  CECOSLOVACCHIA 1968


  POLONIA 1980



  CINA 1989


   BERLINO 1989

    ROMANIA 1989

    MOSCA 1991

DA LEGGERE E RILEGGERE:

-
Conoscere il comunismo (Jean Daujat)
- Perché non possiamo non dirci anticomunisti
- Il problema è l'utopia
- Da Rousseau a Marx: storia liberticida
- Il marxismo è un errore atroce
- Umano e antiumano
- Il solito comunismo
- La notte della storia
- L'interpretazione di F. Furet
- Libertà e verità
- Libertà cristiana e liberazione
- Sulla teologia della liberazione
Cristianesimo e marxismo: una convergenza 
   impossibile
Il rapporto segreto che demolì lo stalinismo
I libri di ABES
Link a siti interessanti
Consiglio d'Europa doc. 7568/1996
Consiglio d'Europa ris. 1096/1996
Consiglio d'Europa doc. 10765/2005
Consiglio d'Europa ris. 1481/2006
Cosa leggere sui gulag
Gulag in Romania
Silenzio sul gulag
Metamorfosi del socialcomunismo
Il dossier Mitrokhin
Commissione Mitrokhin
Relazione maggioranza su dossier Mitrokhin
Relazione minoranza su dossier Mitrokhin
Lo stalinismo e la sinistra italiana
Compagni alla forca
La strage di Schio
I crimini del comunismo 1
I crimini del comunismo 2
I crimini del comunismo 3
Il paradiso sovietico
Storia del Gulag
Come nasce e muore lo Stato comunista
Il Totalitarismo
Il mito della resistenza comunista
Resistenza e miti da sfatare
Sui lager sovietici
La strage di Siroki Brijeg
La rivoluzione ungherese
Una rivoluzione antitotalitaria
Holodomor: the great famine
Propaganda Germania est
Il triangolo della morte
Reduci alla sbarra
The nine commentaries on the CCP
Il vero partito azienda
Il partito è un "essere"
La svolta di Chruscev
Contro Castro e Guevara
Comunismo cubano
Il vero Che
Verità vs mitologia
Oltre il mito
I gay a Cuba
Il Che non studiò a Parigi
Horror picture show
Il logo del rivoluzionario
I cattocomunisti
- Diliberto e Cuba
- Red holocaust
- Necropolis
- Perchè il marxismo morì
- Il mito - resistenza
- Dalla tomba della Storia
- Il cimitero di Lavashovo
- Levashovo memorial
- Il massacro degli alpini
- Budapest 1956_video
- La rivoluzione ungherese
- Dieci anni di illusioni
- Testimoni e martiri
- Necropolis gulag
- Veltroni e Pol Pot
- Le radici della violenza
- Apologia del comunismo
- L'Occidente e gli altri
- Why I became a conservative
- Crimes of soviet communists
- Museum of communism

- Communism
- Geografia dell'arcipelago

- L'ombra del KGB sull'Europa
- Comunismo e fascismo
- Cultura comunista
- Intolleranza stalinista

- Critiche al comunismo
- Nel nome di Marx
- Dal sogno all'incubo
- Good by Lenin
- Nove commentari sul PCC
- La memoria del bene

- Afganistan
- 4.6.1989: il massacro di Tien an men
- Soviet days
- Il costo umano del comunismo
- Orrore e utopia del novecento
- Gulag era in pictures
- Soviet exibit - gulag
- Open Society Archives
- Gulag history
- Forced Labor Camp
- Revelation from the Russian Archives
- Gulag falce e martello
- Harry Wu
- Wikipedia - gulag
- La storiografia comunista dopo 1989
- Fine del muro di Berlino 1989



Non c'è un paese in cui sia stato instaurato
un regime comunista ove non si sia imposto
un sistema di terrore.
NORBERTO BOBBIO



...c'è qualcosa di peggio della malafede.
C'è un riflesso autoritario che ho incontrato
spesso nei politici e nei militanti della sinistra
che si ritiene la più dura e la più pura, ma che
è soltanto la più ottusa. E' un istinto che scatta
quando sentono o leggono qualcosa che non
gli piace. Sanno che la cosa è vera, ma in quel
momento non fa il loro gioco, non giova alla
loro chiesa politica o ideologica. Allora
dichiarano che è falsa. E che il giornalista o lo
scrittore che l'afferma è un falsario.
GIANPAOLO PANSA


Le ideologie ormai contano poco. Sono
crollate come birilli negli anni '80. Nel
grande magazzino del passato ognuno trova
o troverà, secondo la tradizione nazionale, i
propri punti di riferimento, i propri valori, i
costumi dei grandi personaggi che pensa di
indossare o di poter indossare o ritagliare
sugli altri. I riferimenti dottrinari sono e
saranno sempre più rari.
Peseranno le persone.

 
It is not because things are difficult
that we do not dare; it is because we
do not dare that things are difficult.
SENECA


Il vero problema di una democrazia
è che nessun potere divenga
irresponsabile e impunibile.
Che esistano, per ogni potere,
efficaci strumenti di controllo e che
essi risiedano, in ultima istanza,
nella sovranità del popolo.



I totalitarismi pretendevano di poter realizzare
in terra ciò che atteneva al cielo. Ma gli angeli
del loro cielo furono le polizie di Stato, gli
stermini di massa, i lager, i gulag. Tanto che
ancora oggi le persone più ragionevoli
continuano a domandarsi come sia stato
possibile che in tanti abbiano potuto credere
a quel cielo. E se quegli angeli maledetti possano
ancora tornare tra di noi.


GLI INTELLETTUALI FILOTIRANNICI
" Che cosa può avere indotto pensatori e
scrittori a giustificare le azioni di tiranni
moderni o, ancora più frequentemente, a
negare qualsiasi differenza sostanziale
tra una tirannia e le società libere
dell'Occidente? Regimi fascisti e comunisti
sono stati accolti a braccia aperte da molti
intellettuali occidentali per tutto il ventesimo
secolo, così come innumerevoli movimenti
di "liberazione nazionale" che divennero
immediatamente tirannie tradizionali
arrecando miseria a popolazioni sfortunate
in tutto il mondo. Nel ventesimo secolo la
democrazia liberale occidentale è stata
presentata in termini diabolici come la vera
sede della tirannia .... Come funzionano le
menti di questi intellettuali?"
Mark Lilla - The Reckless Mind. Intellectuals
in Politics - N.Y. R.B. 2001 - traduzione di
Victor Zaslavsky


"I beni si disprezzano quando si possiedono
sicuramente, e si apprezzano quando sono
perduti o si corre il pericolo di perderli."
Giacomo Leopardi


"Considero empia e detestabile la massima che
in politica la maggioranza di un popolo ha il diritto
di fare tutto; e tuttavia ritengo che l'origine del
potere sia da porre nella volontà della maggioranza."
Alexis de Tocqueville


L'eredità storica dello stalinismo sulla cultura politica
della sinistra italiana "si rivela in tre caratteristiche
interconnesse e interdipendenti:
- La debolezza del riformismo e la mancanza di un
progetto riformista realistico e realizzabile;
- la comunicazione e la competizione politica basate
sulla delegittimazione dell'avversario e condotte in
maniera antidemocratica, cioè senza sentire l'obbligo
di presentare soluzioni alternative;
- l'antiamericanismo come base di costruzione
dell'identità politica.
Individuare e analizzare le radici nazionali, i percorsi
storici e le tappe della cristallizzazione di questa
cultura politica diventa la condizione necessaria per
liberare la coscienza dai miti e dagli inganni dello
stalinismo."
VICTOR  ZASLAVSKY 



L'immagine della statua della libertà riprodotta
ad inizio pagina è tratta dal
sito di Viggiù.

  Bottomline profile





The world isn't perfect,
the thruth is usually in the middle,
and things are rarely
as simple as they seem.


Tutti gli imperi e tutti i regni sono
crollati, per questa intrinseca e costante
debolezza, che furono fondati da uomini
forti su uomini forti. Ma quest'unica cosa,
la storica Chiesa cristiana, fu fondata su
un uomo debole, e per questo motivo è
indistruttibile. Poiché nessuna catena è
più forte del suo anello più debole.
G.K.CHESTERTON


Ciò che io ho visto, un uomo non
dovrebbe nè vedere nè sapere.
Ma se lo ha visto, sarebbe meglio
che morisse in fretta.
VARLAV SALAMOV, Racconti di Kolyma


CURRY THE BATTLE TO THEM. DON'T LET
THEM TO BRING IT TO YOU. PUT THEM ON
THE DEFENSIVE AND DON'T EVER APOLOGIZE
FOR ANITHING.
HARRY S. TRUMAN


REPETITION DOES NOT TRANSFORM A LIE
INTO A TRUTH.
Franklin D. Roosevelt



















 


14 gennaio 2006

Leggere, leggere, leggere!

Holding DS: il dossier di Le guerre civili

La raccolta dei post di Paolo di Lautreamont di “Le guerre Civili” dedicati alla Holding DS-Margherita.




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11 ottobre 2005

Si è ucciso in nome dell'ideologia che tutto giustifica

Sconosciuto 1945 (Sperling & Kupfer, pagg. 476, euro 18). E’ l’ultimo libro di Giampaolo Pansa. Dopo il successo del libro precedente, Il sangue dei vinti, (che ha causato molti strilli da parte delle offese vestali della Resistenza) Pansa è tornato a frugare nella tragedia negata dell'Italia sconfitta. Se nel Sangue dei vinti, rievocava le circa ventimila vittime della sanguinosa vendetta consumata dopo la fine della guerra, nel nuovo libro fa parlare altre vittime, ancora più innocenti: i figli degli uccisi. Il dolore dei familiari degli uccisi è stato consumato in assoluta solitudine: intorno a loro un paese monolitico celebrava la «guerra di Liberazione», rifiutando di riconoscere che era stata invece una tremenda guerra civile. Dice Pansa:

«La guerra civile genera mostri, si è ucciso in nome dell'ideologia che tutto giustifica e consente di archiviare serenamente il delitto commesso. Certo, si è ucciso da entrambe le parti, ma le vittime di cui parlo non erano fucilatori di partigiani, non erano torturatori. Erano persone comuni che nulla di male avevano compiuto al di là dell'adesione, a volte solo formale, alla Rsi. E, forti della propria buona coscienza, non avevano neppure pensato a nascondersi. L'Italia è un paese intossicato. Ci vorranno ancora molti anni per chiudere quella ferita. E poi personalmente non credo che si possa arrivare alla “memoria condivisa” che piace a qualche anima bella. Sarebbe già tanto arrivare a una “memoria accettata”. A una storia non più dimezzata, come quella raccontata fino ad ora, dove esistevano solo i vincitori. Comunque, un fatto positivo c'è e l'ho sperimentato nei tanti dibattiti cui ho partecipato per Il sangue dei vinti. Quella fascia di italiani indifferenti alle due parti in lotta, quella “zona grigia”, come l'ha chiamata Renzo De Felice, va trasformandosi in una “zona laica”, aperta e curiosa, che vuole soltanto sapere come sono andate effettivamente le cose. Dopo sessant'anni, è anche ora».




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7 giugno 2005

IL NUOVO LIBRO DI JUNG CHANG

Mao: The Unknown Story

by Jung Chang and Jon Halliday (read here)

 
Jung Chang's Wild Swans was an extraordinary bestseller throughout the world, selling more than 10 million copies and reaching a wider readership than any other book about China.
The new book, The Unknown Story, an 800-page philippic is not an easy read, especially when it is written with such an undiscriminating devotion to detail. But anyone who wants to understand the world should struggle through The Unknown Story. Do not expect to enjoy the experience. It is terrible proof that absolute evil can sometimes triumph.

Millions of Chinese know enough about Mao to be glad he is dead. More than 20 years ago the Party itself held Mao chiefly responsible for the Cultural Revolution, "the greatest disaster" since 1949, although it also insisted that his good points greatly outweighed the bad. One of his former secretaries, Li Rui, has written that Mao "did not care how many he killed" and others have long-since pulled the veil away from Chou En-lai. In the West, the opium story has been published, as has much of Mao's reckless self-serving behaviour on the Long March, Chou En-lai's grovelling, and how Nixon and Kissinger crawled. There are excellent biographies of Mao. In a very short one, Mao, based on already published materials, Jonathan Spence of Yale wrote that Mao's rule "was hopelessly enmeshed with violence and fear". Harvard's Stuart Schram, an early biographer, has published his multi-volume Mao's Road to Power, a collection of every existing scrap of paper Mao wrote up to 1949, which shows his ruthlessness. In the late 1970s, Lucian Pye of the Massachusetts Institute of Technologylaid out Mao's psychopathology, at a time when this was regarded as over the top. Harvard's Roderick MacFarquhar's three volumes, The Origins of the Cultural Revolution, compares Mao to Stalin and describes his eating well even while his policies were creating "the worst man-made famine in history". The Private Life of Chairman Mao, by Mao's doctor, Li Zhisui, displays the patient as monster.

Jung Chang, è nata a Yibin, nella provincia cinese del Sichuan, il 25 marzo 1952. Ha lasciato il suo paese nel 1978 e si è trasferita in Gran Bretagna, a York, dove è stata la prima studentessa della Repubblica popolare cinese a conseguire un dottorato. Cigni selvatici è la sua prima opera, tradotta in trenta lingue e insignita del prestigioso NCR Award (per il miglior libro di saggistica), del British Writer's Guild Award e del premio «Book of the Year» per il 1993.




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16 maggio 2005

LIBERARE LA COSCIENZA DAI MITI

L’eredità storica dello stalinismo sulla cultura politica della sinistra italiana “si rivela in tre caratteristiche interconnesse e indipendenti:
-        la debolezza del riformismo e la mancanza di un progetto
riformista realistico e realizzabile;
-        la comunicazione e la competizione politica basate sulla delegittimazione dell’avversario e condotte in maniera antidemocratica, cioè senza sentire l’obbligo di presentare soluzioni alternative;
-       l’antiamericanismo come base di costruzione dell’identità politica.

Individuare e analizzare le radici nazionali, i percorsi storici e le tappe della cristallizzazione di questa cultura politica diventa la condizione necessaria per liberare la coscienza dai miti e dagli inganni dello stalinismo.”

 

Victor Zaslavsky

 

Consiglio la lettura del suo libro “Lo stalinismo e la sinistra italiana” – editrice Mondadori

Per leggere recensione [cliccare qui]




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13 maggio 2005

UN REGIME ILLIBERALE

Cuba è una repubblica fondata sulla repressione. L'articolo 35 della Costituzione recita: «Nessuna delle libertà riconosciute ai cittadini potrà essere esercitata contro l'esistenza e gli obiettivi dello Stato socialista». Quello di Fidel Castro è un regime illiberale e non c'è "aggressione" americana che tenga. Al più, l'aperta ostilità degli Stati Uniti aiuta Castro a trovare alibi, prontamente accolti da certe sinistre europee, per la sua macchina repressiva.

Ma sull'isola la pressione sugli oppositori, sui dissenzienti o anche semplicemente su chi non si allinea integralmente è costante, tra illusorie distensioni e repentini irrigidimenti. L'ultimo giro di vite, nel marzo 2003, è al centro dell'analisi del Libro nero di Cuba, curato da Reporter senza frontiere e ora tradotto da Guerini. Nessuno dei settantacinque condannati del 2003 si era macchiato di reati violenti. Erano sindacalisti e intellettuali, soprattutto giornalisti. Molte le condanne a diciotto, venti anni di reclusione; è stata la più grande retata per reati d'opinione - denuncia Reporter senza frontiere - dell'intera storia del continente americano. Tutti accusati di complotto con gli Stati Uniti, al termine di processi sommari i condannati sono stati rinchiusi in condizioni tali da violare perfino le norme cubane: celle infestate di topi e insetti, acqua inquinata, cibo scarso, cure mediche insufficienti.

(Per leggere il testo integrale cliccare qui)




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30 aprile 2005

TROPPI NON SANNO, NON VOGLIONO SAPERE, NON VOGLIONO CHE SI SAPPIA

”Il nome del comunismo è ancora troppo rispettato nel nostro paese. Partiti, quotidiani, intellettuali non hanno vergogna a definirsi comunisti. L’immagine del nobile sogno contrastato, tradito, alla fine fallito è ancora troppo diffusa. Un sogno il comunismo lo è stato davvero .. .. Ma non per questo innocente. Da noi ancora troppi non sanno, non vogliono sapere, non vogliono che si sappia. Che si sappia, per esempio, che più di cento milioni di esseri umani sono caduti sue vittime. La più spaventosa tragedia che la politica sia costata all’umanità”. Che si sappia che “il comunismo si è risolto in una costosa via al sottosviluppo”. Che si sappia, soprattutto, che “tutte le vite perdute, umiliate, tradite dal comunismo, il comunismo non le ha consumate per caso o per mille diverse, contingenti ragioni.” Le ha consumate per una medesima, fondamentale incapacità di capire le condizioni elementari che consentono agli uomini di vivere in società, di impegnarsi nel lavoro, di sognare un futuro per sé e per coloro che amano”. Insomma, conclude Messeri, “c’è una logica nella tragedia del comunismo: la logica di un’idea tragicamente sbagliata.” La maggioranza delle vicende ricordate è tragica in quanto frutto dell’odio di massa predicato dai diversi regimi comunisti.

Lo scrittore russo Maksim Gorkij, scrisse a proposito dei contadini russi negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione: “Suppongo che la maggior parte dei 35 milioni di affamati morirà.. .. Morirà la gente semi-selvaggia, sciocca e cupa dei villaggi russi.. .. e sarà sostituita da una nuova razza di persone istruite, ragionevoli, piene di energia”.

Il bolscevico Zinov’ev, sosteneva la necessità di “…..conquistare per noi novanta dei cento milioni di abitanti della Russia che vivono sotto i soviet. Al resto non abbiamo nulla da dire: devono essere sterminati”.

Marco Messeri “Utopia e terrore. La storia non raccontata del  comunismo” (Piemme, 2003, pp. 267)




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30 aprile 2005

SPROFONDO' IL PROPRIO PAESE NELLA FOLLIA

Saloth Sar, alias Pol Pot, leader enigmatico, spietato e carismatico, concepì e diresse la folle impresa di instaurare nell’antica Kampuchea “il comunismo totale, senza compromessi né concessioni”. Tanto che il suo nome è entrato nella Storia come sinonimo di crudeltà e cieca oppressione. Grazie alla ricchezza di informazioni e testimonianze raccolte in quattro anni di minuziose ricerche sul campo – intervistando i sopravvissuti, i militanti e alcuni tra i leaders – Philip Short traccia la storia di un uomo nato in una famiglia benestante e istruito in Francia, che fece dell’utopia del benessere collettivo la parola d’ordine di un regime che sprofondò il proprio paese nella follia. Per creare un “nuovo uomo comunista” Pol Pot spinse l’ideale egualitario alle più estreme conseguenze, fino ad abolire la stessa nozione di coscienza individuale, negando persino l’uso della prima persona singolare.

Tratto dalla presentazione del libro molto documentato:

“Pol Pot, anatomia di uno sterminio” – di PHILIP SHORT – editore Rizzoli 2005 – pagg.664

Vedi la recensione de Il Foglio [cliccare qui]

Vedi la recensione de La Stampa [cliccare qui]




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26 aprile 2005

IL METRO DELLE BUONE INTENZIONI

“La fine dell’innocenza: è la diffusa tendenza a misurare i progetti di radicale riforma sociale sul metro delle “buone intenzioni” di chi li ha ideati, anziché dei loro esiti più o meno catastrofici. Quel mito della società perfetta, dell’Eden perduto, che risale a Platone, a Campanella e a Thomas More, continua a rappresentare una sorta di attenuante, anzi di alibi morale per i delitti del comunismo. Quasi che sgozzare in nome dell’uguaglianza, del proletariato e dei “domani che cantano” fosse meno grave che massacrare per conto della nazione o della razza.”

Pierluigi Battista – La fine dell’innocenza. Utopia, totalitarismo e comunismo – Marsilio editore




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23 aprile 2005

L'EGUAGLIANZA DELLE CONDIZIONI

“Fra le cose nuove che attirarono la mia attenzione durante il mio soggiorno negli Stati Uniti, una soprattutto mi colpì assai profondamente, e cioè l’eguaglianza delle condizioni. Facilmente potei constatare che essa esercita un’influenza straordinaria sul cammino della società, dà un certo indirizzo allo spirito pubblico e una certa linea alle leggi, suggerisce nuove massime ai governanti e particolari abitudini ai governati. Compresi subito, inoltre, che questo fatto estende la sua influenza anche fuori della vita politica e delle leggi e domina, oltre il governo, anche la società civile: esso crea opinioni, fa nascere sentimenti e usanze e modifica tutto ciò che non è suo effetto immediato. ….mi accorgevo che l’eguaglianza delle condizioni era il motivo generatore di ogni fatto particolare che in essa riscontravo, per cui tutte le mie osservazioni risalivano e approdavano a quel fenomeno come a un punto centrale.”

Alexis de Tocqueville – La democrazia in America - Introduzione




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15 aprile 2005

PER NON DIMENTICARE GLI ORRORI DELLA STORIA

Per non dimenticare gli orrori della storia, quelli che spesso vengono ignorati dai libri per comodità o per interessi personali dei docenti e di tutte quelle persone che…….

Consiglio la lettura delle pagine di questo sito di Giampaolo Proni: cliccare qui.




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3 aprile 2005

BUDAPEST INSANGUINATA

Il 4 novembre del '56 le truppe sovietiche occuparono Budapest. Due giorni dopo su l'Unità Pietro Ingrao zittiva il dissenso scrivendo che «una protesta contro l'Unione Sovietica avrebbe dovuto farsi se essa non fosse intervenuta, e con tutta la sua forza, per sbarrare la strada al terrore bianco e schiacciare il fascismo nell'uovo». Avendo vissuto lo stalinismo, Victor Zaslavsky non ne parla solo da storico qual è. Molte pagine del suo ultimo libro, Lo stalinismo e la sinistra italiana (Mondadori, pagg. 275 euro 17,50), sono autobiografiche e ricordano che cosa significava, anche nelle piccole faccende quotidiane, fare i conti con una tirannia che in Italia suscitava -e in parte suscita tuttora- «manifestazioni di ammirazione quasi patologiche». Mentre da noi l'Urss veniva esaltata come il regime «più libero di tutti», mentre milioni di «compagni» inneggiavano a Stalin, i cittadini sovietici, e Zaslavsky fra questi, conoscevano «la sensazione di agghiacciante paura alla vista dei furgoni neri della polizia, noti come "Marussia nera" o "corvo nero", in cui trasportavano gli arrestati o i detenuti, paura che saliva al grado di terrore paralizzante alla vista dei furgoni bianchi con la scritta "Carne" che verso la fine degli anni Quaranta furono utilizzati per lo stesso scopo. L'espressione corrente era "essere preso". Significava essere non solo arrestato o condannato, imprigionato o addirittura fucilato, ma tutte queste cose insieme. Chi era "preso" spariva nel nulla».

Col sostegno di un'ampia documentazione, Zaslavsky demolisce il mito di un Pci non prono alle direttive di Mosca, di uno stesso Togliatti che avrebbe goduto di ampia discrezionalità al punto d'imboccare autonomamente la «svolta di Salerno» (per non dire della diffusa leggenda di un «Togliatti liberale» e della sua presunta influenza moderatrice su Stalin). Il rapporto tra il Pci e l'Urss, scrive Zaslavsky, «era molto complesso e in nessun modo potrebbe essere presentato come una totale subordinazione di Botteghe Oscure alla leadership sovietica», ma le decisioni finali di Mosca erano sempre determinanti e ai leader dei "partiti fratelli" rimaneva l'unico compito di eseguirle». Quanto a Togliatti, «la sua aspirazione fu sempre quella di diffondere l'influenza sovietica in Europa occidentale e in Italia e nello stesso tempo di tenere l'Italia fuori dal diretto controllo sovietico. Una valutazione dell'opera di Togliatti deve da una parte tener presente la sua posizione moderata a capo del Pci, ma, dall'altra, non deve trascurare il fatto che, sia nella sua veste di dirigente del Comintern, sia dopo il ritorno in Italia, cercò di difendere in primo luogo gli interessi della politica estera sovietica». Eppure ancor oggi e non solo da parte dei vetero stalinisti o della sinistra in genere, egli viene ricordato come un grande statista al servizio del proprio Paese.

Paolo GRANZOTTO - Il terrore rosso in presa diretta - tratto da Il Giornale




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30 marzo 2005

LA DEMOCRAZIA IN AMERICA

“ Quello che io ammiro di più in America non sono gli effetti amministrativi del decentramento, ma i suoi effetti politici. Negli Stati Uniti, la patria si fa sentire ovunque, è un oggetto di sollecitudine, dal villaggio fino all’Unione intera. L’abitante si affeziona agli interessi del suo paese come ai suoi propri. Egli si esalta della gloria della nazione; nei successi nazionali crede di riconoscere la sua opera, e se ne rallegra; gode della prosperità generale di cui profitta; ha per la patria un sentimento analogo a quello che si prova per la famiglia, e si interessa allo stato per una specie di egoismo. L’europeo vede spesso nel funzionario pubblico la forza pura e semplice; l’americano vi vede il diritto. Si può dire dunque che in America l’uomo non obbedisce mai a un altro uomo, ma alla giustizia o alla legge.”

Alexis de Tocqueville – “La democrazia in America” – Fabbri Editori – a cura di Giorgio Candeloro




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25 marzo 2005

LA CENTRALITA' DELLA PERSONA

La centralità della persona è stata aggredita, nel XX secolo, dai totalitarismi che propugnavano la centralità della classe e della razza. Ma è stata aggredita, e lo è tuttora, da altre visioni del mondo: in primis da quelle fondate sulla centralità dello Stato e, più recentemente, da quelle ispirate alla centralità della Natura….

I valori fondativi della civiltà occidentale, basati sulla centralità della persona e della sua libertà, campeggiano oggi soltanto sulle bandiere dell’universo politico liberale e popolare. Quell’universo che fa dell’umanesimo cristiano e laico la propria fonte e, insieme, il proprio orizzonte.

Ferdinando Adornato – La nuova strada – ed. Mondadori




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23 marzo 2005

TOGLIERE E DIVIDERE

Invito alla lettura del libro di Vladimir Bukovsky: “Il vento va, e poi ritorna” – Editore Feltrinelli.

Le sue eccezionali doti di scrittore ci hanno permesso di avere a disposizione un testo che rappresenta una importante fonte documentaria sulla società sovietica, ma anche una straordinaria lezione sulla libertà e i diritti umani. Leggere per credere!

 

“ Nella società, dicono i socialisti, ci sono i ricchi e i poveri. I ricchi arricchiscono, e i poveri impoveriscono, che fare? Staccare l’ultimo vagone, eliminare i più ricchi, privarli della ricchezza e distribuirla ai poveri….Si comincia così a staccare i vagoni. Ma tutte le volte si scopre che c’è sempre un ultimo vagone, qualcuno più ricco e qualcuno più povero, perché la società è come un magnete: per quanto lo tagli, rimangono sempre due poli. Ma può questo fatto scoraggiare un vero socialista? Quel che conta è realizzare il sogno, perciò dapprima si elimina la parte più ricca della società, e tutti si rallegrano, perché a tutti qualcosa n’è venuto! Ma una volta sperperato il bottino, eccola di nuovo la disuguaglianza, di nuovo ricchi e poveri, e si sgancia quindi il vagone successivo, e così via, senza mai fine, l’assoluta uguaglianza non viene mai raggiunta. Ed ecco, se un contadino possiede due cavalli e una mucca, fa già parte dell’ultimo vagone, e gli tolgono tutto per amor delle radiose idee. Stupisce forse che non appena sorge l’aspirazione all’uguaglianza e alla fraternità appare subito anche la ghigliottina?

E’ così facile, così semplice, così invitante togliere e dividere! Render tutti uguali e d’un sol colpo, con un solo sforzo risolvere tutti i problemi! E’ così attraente, liberarsi una volta per sempre della povertà e del delitto, del dolore e delle sofferenze. Basta solo volere, basta solo rimettere sulla retta via coloro che sono d’ostacolo alla felicità universale, ed ecco il paradiso in terra, giustizia assoluta e amicizia tra gli uomini!...........




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19 marzo 2005

bibliografia e documentazione sul comunismo

LINKS PER UNA BIBLIOGRAFIA E DOCUMENTAZIONE ESSENZIALE SUL COMUNISMO

 

http://humphrys.humanists.net/communism.html

http://taranis.altervista.org/bibliocom.htm

http://www.scuole.prato.it/copernico/arianna/zero/messeri/letture.htm

http://www.trotskisme.com4.ws/

http://www.culturanuova.net/storia/3.comunismo.php

http://gariwo.net/leggere/biblio.php?categoria=3&madre=1

http://www.gulag.hu/links.htm

http://www.yale.edu/cgp/

http://www.cybercambodia.com/dachs/

http://www.infoukes.com/history/famine/

http://www.hawaii.edu/powerkills/LINKS.HTM#COMMUNISM

http://linnamuuseum.tartu.ee/en/branches/kgb/museum.html

http://vip.latnet.lv/LPRA/angliski.htm

http://www.osa.ceu.hu/gulag/

http://www.geocities.com/Athens/Troy/1791/contacts.html

http://www.personal.psu.edu/users/w/x/wxk116/sjk/kolyma.html

http://www.latvians.com/Exile/TheseNamesAccuse/OurFamilies.htm

 




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19 marzo 2005

La sconfitta delle rivoluzioni

 LA SCONFITTA DELLE RIVOLUZIONI”   di ANDRE’ ROPERT - Ideazione Editrice

Perché lo spirito rivoluzionario ha suggestionato in modo così radicale la cultura politica occidentale? Perché tutti gli esperimenti rivoluzionari sono falliti? Questi gli interrogativi intorno ai quali ruota il libro di Ropert, un magistrale bilancio, storico e teorico, di uno dei termini chiave del lessico politico moderno e contemporaneo: quello di "rivoluzione". La rivoluzione totale ha rappresentato l'ultimo avatara della speranza messianica, centrato sull'idea che la libertà, l'uguaglianza, la giustizia e la fraternità regneranno solo quando gli ordinamenti esistenti saranno stati rasi al suolo e ricostruiti ab imis. Di qui lo straordinario fascino che la mitologia rivoluzionaria ha esercitato sugli spiriti. Ma tutte le volte che la rivoluzione è riuscita ad imporsi ed a svilupparsi secondo la sua logica, l'esito finale è sempre stato il soffocamento delle libertà. Quest'ultima, infatti, per attecchire e svilupparsi ha bisogno di una cultura politica moderata e orientata al compromesso: tutte cose incompatibili con la cultura rivoluzionaria, ossessionata invece dall'idea che sia imperativo tutto distruggere per tutto ricostruire. Un'idea tipicamente millenaristica, che non poteva produrre, sul piano storico-politico, quello che ha regolarmente prodotto: all'inizio, irrefrenabili entusiasmi ed esaltanti aspettative; alla fine, cumuli di rovine materiali e morali. (Recensione di Ideazione)




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10 marzo 2005

Sandor Marai

Sandor Marai, nato nel 1900 a Kassa in Ungheria (oggi si chiama Kosice e fa parte della Slovacchia).

Abbandonò per sempre l’Ungheria dopo l’avvento del comunismo e visse per 20 anni negli USA dove morì suicida nel 1989. Le opere di Marai sono state al bando per 40 anni in Ungheria.

Libri eccellenti:

Le braci

I ribelli

Truciolo

Confessioni di un borghese

La donna giusta

 

“L’amicizia è il rapporto più nobile che esiste tra gli esseri umani. E’ strano ma anche gli animali lo conoscono. L’amicizia, l’abnegazione, la solidarietà esistono anche tra gli animali……

Le simpatie che ho visto nascere tra gli uomini sono sempre naufragate alla fine nelle paludi dell’egoismo e della vanità…..”




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5 marzo 2005

Ignazio Silone

Oggi consiglio a tutti di leggere il seguente libro di IGNAZIO SILONE - Uscita di sicurezza - editrice Mondadori.




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4 marzo 2005

Azar Nafisi

Azar Nafisi

LEGGERE LOLITA A TEHERAN
editrice Adelphi

Libro straordinario. La Lolita di Vladimir Nabokov è assunto a simbolo della lotta dell’oppressa per liberarsi dall’oppressore che le ha confiscato la vita.




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