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FAQ
         

      educate, 
    
agitate, 
    organize 
    
for freedom




      
La storia fluisce effettivamente in un'unica
caparbia direzione, molto particolare, che
nessuna scossa, per quanto prolungata, è
riuscita fino ad oggi a deviare in modo
duraturo:
di secolo in secolo, l'umanità
impone il primato della libertà individuale
su qualsiasi altro valore
. Passando attraverso
il progressivo rigetto della rassegnazione
di fronte a ogni forma di schiavitù, attraverso
i progressi tecnici che permettono di ridurre
ogni fatica, attraverso la liberalizzazione dei
costumi, dei sistemi politici, dell'arte e delle
ideologie. In altre parole, la storia umana è
quella dell'emergere della persona come
soggetto di diritto, autorizzato a pensare e a
gestire il proprio destino, libero da ogni
obbligo che non sia il rispetto del diritto
dell'altro alle medesime libertà.
JACQUES ATTALI



"Platone nel Libro VIII de La Repubblica scrive che
dalla libertà degenerata in licenza nasce e si
sviluppa una malapianta: la malapianta della
tirannia. Si tratta di spiegare alla gente che la
libertà illimitata cioè privata di ogni freno e d'ogni
senso morale non è più Libertà ma licenza.
Incoscienza, arbitrio. Si tratta di chiarire che per
mantenere la Libertà, proteggere la Libertà, alla
libertà bisogna porre limiti col raziocinio e il buon
senso. Con l'etica.
Si tratta di riconoscere la
differenza che passa tra lecito e illecito."
ORIANA FALLACI



-
è necessario moltiplicare e diffondere spazi
di confronto e di partecipazione liberi e non
omologati in cui ci sia posto per ragionare
più che per appartenere



- "Tre cose concorrono più di tutte le altre
alla conservazione della repubblica
democratica negli Stati Uniti.
La prima è la forma federale adottata dagli
americani, che permette all'Unione di godere
della potenza di una grande repubblica e
della sicurezza di una piccola.
La seconda consiste nelle istituzioni
comunali che, moderando il dispotismo della
maggioranza, danno al tempo stesso al popolo
il gusto della libertà e l'arte di essere libero.
La terza consiste nella costituzione del
potere giudiziario. I tribunali servono a
correggere gli errori della democrazia e
riescono a rallentare e a dirigere i
movimenti della maggioranza senza tuttavia
arrestarli.
Alexis de Tocqueville 

 
Considero i costumi come una delle grandi
cause generali cui si possa attribuire la
conservazione della repubblica democratica
negli Stati Uniti.
Adopero la parola costumi nel senso che gli
antichi davano alla parola mores; l'applico
quindi non solo ai costumi propriamente detti,
che si possono chiamare le abitudini del cuore,
ma anche alle varie nozioni possedute dagli
uomini, alle diverse opinioni che hanno corso
in mezzo a loro e all'insieme delle idee di cui si
formano le abitudini dello spirito. Comprendo
dunque sotto questa parola tutto lo stato morale
e intellettuale di un popolo.
Alexis de Tocqueville 


- "La libertà è come l'aria: si vive nell'aria.
Se l'aria è viziata, si soffre; se l'aria è
insufficiente, si soffoca; se l'aria manca,
si muore."
Luigi Sturzo


- Il pensiero debole, il pensiero di coloro che cercano
sempre di trovare giustificazioni per i nemici della
libertà, è un pericolo di cui dobbiamo essere
seriamente consapevoli. Nella nostra difesa della
libertà dobbiamo sempre combattere la battaglia delle
idee, e non darla mai per persa. Dobbiamo continuare
a disseminare liberamente le nostre idee, senza
lasciarci intimidire da quelle che sembrano essere
le tendenze dominanti in Europa.


- gran parte delle considerazioni e dei concetti
importanti da ricordare e ribadire, si rifanno ad
una nutrita schiera di autorevoli pensatori,
osservatori, personalità della cultura. Facciamo
in modo che si diffondano

 
TROPPI NON SANNO, NON VOGLIONO SAPERE,
NON VOGLIONO CHE SI SAPPIA

CINA 2005



- l'ignoranza della Storia è decisamente una delle
caratteristiche più negative dell'uomo moderno


"Chi controlla il passato, controlla il presente."
GEORGE ORWELL


- THOSE WHO CANNOT REMEMBER THE PAST ARE
CONDEMNED TO REPEAT IT.
                                                           
   
 11 Settembre 2001

- la vita è breve, la conoscenza infinita e nessuno
ha tempo per tutto. Riassumere dunque è un male
necessario e compito del riassuntore è fare bene
un lavoro che è pur sempre meglio che niente


"UNA SOCIETA' CHE DIMENTICA IL PROPRIO PASSATO
E' ESPOSTA AL RISCHIO DI NON RIUSCIRE A FAR
FRONTE AL PROPRIO PRESENTE E, PEGGIO ANCORA,
DI DIVENTARE VITTIMA DEL PROPRIO FUTURO."
Giovanni Paolo II - 7 novembre 2003


"Il tema della libertà e
delle forze ad essa ostili è immenso".
ALDOUS HUXLEY


"E' RARO CHE LA LIBERTA' DI QUALSIASI TIPO SI
PERDA TUTTA IN UNA VOLTA".
DAVID HUME


"Una delle ragioni
per cui le ideologie totalitarie hanno conosciuto
un successo di proporzioni così considerevoli
risiede nel fatto che troppi paesi democratici
sono stati incapaci di comprenderle.
Dobbiamo studiare e far capire i vari modi in cui
esse, o le loro varianti, hanno influenzato la nostra
atmosfera intellettuale, cosa che in parte accade
a causa di equivoci determinati da quella che
Dostoevskij chiamava la sudditanza per le idee
avanzate."
ROBERT CONQUEST


"Gli ideali sopravvivono attraverso il cambiamento.
E muoiono quando di fronte alle sfide prevale 
l'inerzia.
TONY BLAIR



Primo, uniremo la comunità delle democrazie per
costruire un sistema internazionale che si basi su
valori condivisi e sullo Stato di diritto.
Secondo, rafforzeremo la comunità delle
democrazie per combattere le minacce alla nostra
sicurezza e alleviare l'assenza di speranza che
alimenta il terrorismo.
Terzo, diffonderemo la libertà e la democrazia
nel mondo.
CONDOLEEZZA RICE, 18 gennaio 2005


"Noi sappiamo perché le altre civiltà sono 
scomparse: per eccesso di benessere e 
ricchezza e per mancanza di moralità e spiritualità.
Nel momento stesso in cui rinunci ai tuoi principi
e ai tuoi valori, in cui deridi questi principi e questi
valori, tu sei morto, la tua cultura è morta e la tua
civiltà è morta. Punto e a capo."
ORIANA FALLACI - 24.06.05 - Profeta del declino


 
- " Il liberale ama la tolleranza e la libertà.
Il suo amore per la tolleranza è la necessaria
conseguenza della convinzione di essere uomini
fallibili.
Tuttavia, egli è
tollerante con i tolleranti, ma
intollerante con gli intolleranti.
La tolleranza, al pari della libertà, non può
essere illimitata, altrimenti si autodistrugge.
Infatti, la tolleranza illimitata porta alla
scomparsa della tolleranza.
Se estendiamo l'illimitata tolleranza anche
a coloro che sono intolleranti, se non siamo
disposti a difendere una società tollerante
contro l'attacco degli intolleranti, allora i
tolleranti saranno distrutti e la tolleranza
con essi.
KARL POPPER


"Oggi le cose sono chiare, e se una cosa è da campo
di concentramento, dobbiamo chiamarla con questo
nome, anche se si tratta di socialismo"

"Il pensiero della totalità è un pensiero, è una ideo-
logia o un mito ...si mette in guerra permanente
contro ciò che nell'umanità è umano. Il totalitarismo
è il progresso della storia verso la zoologia, verso il
nulla dell'uomo."

Albert Camus


 
  1 Settembre 2004


  7 luglio 2005

   

  9 novembre 2005



Importante!!
Nonostante l'attenzione da me usata,
se ritieni che contenuti, testo o
immagini, di queste pagine ledano la
normativa sul diritto d'autore, ti prego
di contattarmi e provvederò a
rimuovere immediatamente le parti
contestate.



- Per difendere la nostra democrazia
dobbiamo sostenere, promuovere, favorire
la democrazia degli altri popoli e
preoccuparci degli arretramenti che si
dovessero verificare. Non possiamo
permettere che la democrazia venga
messa in pericolo nei paesi anche
lontani dal nostro.

- La mancanza di chiarezza morale è il motivo
per cui chi vive in società libere non sa
distinguere tra fondamentalisti religiosi degli
Stati democratici e terroristi religiosi degli
Stati fondamentalisti. E' la ragione per cui chi
vive in queste società può arrivare a
considerare nemici i suoi concittadini e
amici i dittatori stranieri.
NATAN SHARANSKY

- La democrazia presuppone a proprio
fondamento i valori della persona,
della dignità, dell'uguaglianza, del rispetto;
togliete valore a questi valori e avrete
tolto la democrazia.


- In una società libera la verità, per
affermarsi,
non può e non deve cercare
altro mezzo che la forza della convinzione
,
una convinzione, peraltro, che, nella
molteplicità di impressioni e di esigenze
che incalzano l'uomo, si forma solo
faticosamente.


"Ognuno può facilmente convincersi di
quanto questo impasto di timidezza, prudenza,
convenienza, ritrosia, timore, sia penetrato
nelle fibre dell'Occidente riflettendo su un
sintomo che lo rivela. Si tratta della forma
di autocensura e autorepressione che si
nasconde sotto le vesti di quello che si
chiama solitamente "linguaggio politicamente
corretto", il quale è una sorta di "neolingua"
che l'Occidente oggi usa per ammiccare,
alludere, insinuare, ma non per dire o
affermare o sostenere.
.....
In giro per il mondo ci sono tante
preoccupazioni, ma c'è anche tanta ipocrisia.
Di chi non vuol vedere né dire, per non
essere coinvolto; di chi vede e non dice, per
non sembrare sgarbato; di chi dice a metà e
chiede complicità sul resto, per non
assumersi troppe responsabilità".
MARCELLO PERA



diritti umani a Cuba 
                      

Archivio Vladimir Bukovsky


AUSCHWITZ - BIRKENAU 

"La colpa di tutte le persone di sinistra dal 1933
in avanti è di aver voluto essere antifasciste
senza essere antitotalitarie".
GEORGE ORWELL

Le nuove generazioni sono nate dalla grande
dimenticanza che i comunisti hanno imposto
alla memoria italiana.


LES TOTALITARISMES UTILISENT L'IGNORANCE
POUR VOUS ASSERVIR.
L'ANTIDOTE AU MENSONGE: LA LECTURE!!!



"Bisogna imparare a rispettare il diritto dell'uomo
più squallido, più disgustoso, a vivere come vuole.
Bisogna rifiutare una volta per sempre la fede
criminosa nella rieducazione di tutti a propria
immagine. Bisogna capire che senza violenza è
possibile creare soltanto un'uguaglianza di
possibilità, ma non un'uguaglianza di risultati.
Solo al cimitero gli uomini raggiungono l'assoluta
uguaglianza, e se volete trasformare il vostro
paese in un gigantesco cimitero, allora fatevi
socialisti."
VLADIMIR BUKOVSKIJ
(da: "Il vento va, e poi ritorna" - ed. Feltrinelli 1978)


  UNGHERIA 1956


  CECOSLOVACCHIA 1968


  POLONIA 1980



  CINA 1989


   BERLINO 1989

    ROMANIA 1989

    MOSCA 1991

DA LEGGERE E RILEGGERE:

-
Conoscere il comunismo (Jean Daujat)
- Perché non possiamo non dirci anticomunisti
- Il problema è l'utopia
- Da Rousseau a Marx: storia liberticida
- Il marxismo è un errore atroce
- Umano e antiumano
- Il solito comunismo
- La notte della storia
- L'interpretazione di F. Furet
- Libertà e verità
- Libertà cristiana e liberazione
- Sulla teologia della liberazione
Cristianesimo e marxismo: una convergenza 
   impossibile
Il rapporto segreto che demolì lo stalinismo
I libri di ABES
Link a siti interessanti
Consiglio d'Europa doc. 7568/1996
Consiglio d'Europa ris. 1096/1996
Consiglio d'Europa doc. 10765/2005
Consiglio d'Europa ris. 1481/2006
Cosa leggere sui gulag
Gulag in Romania
Silenzio sul gulag
Metamorfosi del socialcomunismo
Il dossier Mitrokhin
Commissione Mitrokhin
Relazione maggioranza su dossier Mitrokhin
Relazione minoranza su dossier Mitrokhin
Lo stalinismo e la sinistra italiana
Compagni alla forca
La strage di Schio
I crimini del comunismo 1
I crimini del comunismo 2
I crimini del comunismo 3
Il paradiso sovietico
Storia del Gulag
Come nasce e muore lo Stato comunista
Il Totalitarismo
Il mito della resistenza comunista
Resistenza e miti da sfatare
Sui lager sovietici
La strage di Siroki Brijeg
La rivoluzione ungherese
Una rivoluzione antitotalitaria
Holodomor: the great famine
Propaganda Germania est
Il triangolo della morte
Reduci alla sbarra
The nine commentaries on the CCP
Il vero partito azienda
Il partito è un "essere"
La svolta di Chruscev
Contro Castro e Guevara
Comunismo cubano
Il vero Che
Verità vs mitologia
Oltre il mito
I gay a Cuba
Il Che non studiò a Parigi
Horror picture show
Il logo del rivoluzionario
I cattocomunisti
- Diliberto e Cuba
- Red holocaust
- Necropolis
- Perchè il marxismo morì
- Il mito - resistenza
- Dalla tomba della Storia
- Il cimitero di Lavashovo
- Levashovo memorial
- Il massacro degli alpini
- Budapest 1956_video
- La rivoluzione ungherese
- Dieci anni di illusioni
- Testimoni e martiri
- Necropolis gulag
- Veltroni e Pol Pot
- Le radici della violenza
- Apologia del comunismo
- L'Occidente e gli altri
- Why I became a conservative
- Crimes of soviet communists
- Museum of communism

- Communism
- Geografia dell'arcipelago

- L'ombra del KGB sull'Europa
- Comunismo e fascismo
- Cultura comunista
- Intolleranza stalinista

- Critiche al comunismo
- Nel nome di Marx
- Dal sogno all'incubo
- Good by Lenin
- Nove commentari sul PCC
- La memoria del bene

- Afganistan
- 4.6.1989: il massacro di Tien an men
- Soviet days
- Il costo umano del comunismo
- Orrore e utopia del novecento
- Gulag era in pictures
- Soviet exibit - gulag
- Open Society Archives
- Gulag history
- Forced Labor Camp
- Revelation from the Russian Archives
- Gulag falce e martello
- Harry Wu
- Wikipedia - gulag
- La storiografia comunista dopo 1989
- Fine del muro di Berlino 1989



Non c'è un paese in cui sia stato instaurato
un regime comunista ove non si sia imposto
un sistema di terrore.
NORBERTO BOBBIO



...c'è qualcosa di peggio della malafede.
C'è un riflesso autoritario che ho incontrato
spesso nei politici e nei militanti della sinistra
che si ritiene la più dura e la più pura, ma che
è soltanto la più ottusa. E' un istinto che scatta
quando sentono o leggono qualcosa che non
gli piace. Sanno che la cosa è vera, ma in quel
momento non fa il loro gioco, non giova alla
loro chiesa politica o ideologica. Allora
dichiarano che è falsa. E che il giornalista o lo
scrittore che l'afferma è un falsario.
GIANPAOLO PANSA


Le ideologie ormai contano poco. Sono
crollate come birilli negli anni '80. Nel
grande magazzino del passato ognuno trova
o troverà, secondo la tradizione nazionale, i
propri punti di riferimento, i propri valori, i
costumi dei grandi personaggi che pensa di
indossare o di poter indossare o ritagliare
sugli altri. I riferimenti dottrinari sono e
saranno sempre più rari.
Peseranno le persone.

 
It is not because things are difficult
that we do not dare; it is because we
do not dare that things are difficult.
SENECA


Il vero problema di una democrazia
è che nessun potere divenga
irresponsabile e impunibile.
Che esistano, per ogni potere,
efficaci strumenti di controllo e che
essi risiedano, in ultima istanza,
nella sovranità del popolo.



I totalitarismi pretendevano di poter realizzare
in terra ciò che atteneva al cielo. Ma gli angeli
del loro cielo furono le polizie di Stato, gli
stermini di massa, i lager, i gulag. Tanto che
ancora oggi le persone più ragionevoli
continuano a domandarsi come sia stato
possibile che in tanti abbiano potuto credere
a quel cielo. E se quegli angeli maledetti possano
ancora tornare tra di noi.


GLI INTELLETTUALI FILOTIRANNICI
" Che cosa può avere indotto pensatori e
scrittori a giustificare le azioni di tiranni
moderni o, ancora più frequentemente, a
negare qualsiasi differenza sostanziale
tra una tirannia e le società libere
dell'Occidente? Regimi fascisti e comunisti
sono stati accolti a braccia aperte da molti
intellettuali occidentali per tutto il ventesimo
secolo, così come innumerevoli movimenti
di "liberazione nazionale" che divennero
immediatamente tirannie tradizionali
arrecando miseria a popolazioni sfortunate
in tutto il mondo. Nel ventesimo secolo la
democrazia liberale occidentale è stata
presentata in termini diabolici come la vera
sede della tirannia .... Come funzionano le
menti di questi intellettuali?"
Mark Lilla - The Reckless Mind. Intellectuals
in Politics - N.Y. R.B. 2001 - traduzione di
Victor Zaslavsky


"I beni si disprezzano quando si possiedono
sicuramente, e si apprezzano quando sono
perduti o si corre il pericolo di perderli."
Giacomo Leopardi


"Considero empia e detestabile la massima che
in politica la maggioranza di un popolo ha il diritto
di fare tutto; e tuttavia ritengo che l'origine del
potere sia da porre nella volontà della maggioranza."
Alexis de Tocqueville


L'eredità storica dello stalinismo sulla cultura politica
della sinistra italiana "si rivela in tre caratteristiche
interconnesse e interdipendenti:
- La debolezza del riformismo e la mancanza di un
progetto riformista realistico e realizzabile;
- la comunicazione e la competizione politica basate
sulla delegittimazione dell'avversario e condotte in
maniera antidemocratica, cioè senza sentire l'obbligo
di presentare soluzioni alternative;
- l'antiamericanismo come base di costruzione
dell'identità politica.
Individuare e analizzare le radici nazionali, i percorsi
storici e le tappe della cristallizzazione di questa
cultura politica diventa la condizione necessaria per
liberare la coscienza dai miti e dagli inganni dello
stalinismo."
VICTOR  ZASLAVSKY 



L'immagine della statua della libertà riprodotta
ad inizio pagina è tratta dal
sito di Viggiù.

  Bottomline profile





The world isn't perfect,
the thruth is usually in the middle,
and things are rarely
as simple as they seem.


Tutti gli imperi e tutti i regni sono
crollati, per questa intrinseca e costante
debolezza, che furono fondati da uomini
forti su uomini forti. Ma quest'unica cosa,
la storica Chiesa cristiana, fu fondata su
un uomo debole, e per questo motivo è
indistruttibile. Poiché nessuna catena è
più forte del suo anello più debole.
G.K.CHESTERTON


Ciò che io ho visto, un uomo non
dovrebbe nè vedere nè sapere.
Ma se lo ha visto, sarebbe meglio
che morisse in fretta.
VARLAV SALAMOV, Racconti di Kolyma


CURRY THE BATTLE TO THEM. DON'T LET
THEM TO BRING IT TO YOU. PUT THEM ON
THE DEFENSIVE AND DON'T EVER APOLOGIZE
FOR ANITHING.
HARRY S. TRUMAN


REPETITION DOES NOT TRANSFORM A LIE
INTO A TRUTH.
Franklin D. Roosevelt



















 


8 giugno 2008

Corea del Nord, torna l’incubo della carestia

 Non lontano dal teatro della disperazione birmana si sta materializzando silenziosamente un’altra tragedia umanitaria al momento quasi ignorata dai media. Dieci anni dopo l’ultima grande crisi alimentare, lo spettro della carestia aleggia nuovamente sulla Corea del Nord. Furono da uno a due milioni – in base a stime che variano a seconda delle fonti - le vittime della fame tra il 1996-1999, dopo che inondazioni di grande portata si abbatterono su una nazione già fortemente provata dal fallimento dell’economia pianificata: uno sterminio di massa che il regime non potè occultare a lungo. Il testo di riferimento su quella che la propaganda qualificò romanticamente come “L’Ardua Marcia” rimane The Great North Korean Famine di Andrew Natsios, ed è proprio dagli eventi di allora che conviene partire per capire che cosa sta succedendo oggi. (di ENZO REALE)




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8 novembre 2006

Ostellino e Sartori infrangono la cortina di ipocrisia per la condanna di Saddam


Dall'editoriale di Piero Ostellino, dal CORRIERE dell'8 novembre 2006 :

Giovanni Sartori ha messo il dito nella piaga: «Tutta questa agitazione dell'Europa contro la pena di morte a Saddam la trovo un po' ridicola, o comunque poco seria (...) L'Europa — ha dichiarato ieri al Corriere — non è mai unita su niente e lo diventa per salvare quel macellaio. Un modo per far bella figura a buon mercato e dire: ecco, i soliti barbari americani (...) Se l'ordinamento giuridico prevede la pena capitale, e quello iracheno, come in pressoché tutti i Paesi islamici, lo prevede, non capisco perché non giustiziare Saddam». Sostenere che il tribunale iracheno avrebbe dovuto applicare le garanzie dei nostri ordinamenti è assurdo quanto — direbbe il teorico politico — «cercare di coltivare la canna da zucchero in Siberia». …..Si tratta di due piani differenti — quello occidentale, giuridico, che spiega il rifiuto etico-politico della pena capitale; quello islamico, morale, che la giustifica giuridicamente — da cui valutare il processo, ma che fanno tutta la differenza fra la nostra e la loro civilizzazione. Ma, allora, perché sollevarla per Saddam e non quando una donna è lapidata per adulterio in un Paese musulmano? A Bagdad si è celebrato — da parte di un tribunale iracheno — una sorta di «processo di Norimberga» secondo il rito islamico. Ma quegli stessi che plaudono alle condanne dei criminali nazisti lo stanno trasformando in un processo agli Stati Uniti (che non erano sui banchi dell'accusa). Perché? Perché li ritengono «colpevoli» di aver abbattuto il tiranno? Se è questo che pensano, lo dicano, allora, assumendosene la responsabilità morale e politica.

Dall’intervista di Giovanni Sartori, dal CORRIERE del 7 novembre 2006:

«La mia non voleva essere una provocazione — spiega il professore — mi sono limitato a osservare che trovo un po' sorprendente questo pianto europeo sulla pena di morte a Saddam Hussein. Quindi la pena di morte per Saddam è giusta? «Non vedo che altra condanna avrebbero potuto comminargli. Saddam è stato un macellaio tra i più crudeli di questa fine secolo, uno sterminatore. Se l'ordinamento giuridico prevede la pena capitale — e quello iracheno, come in pressoché tutti Paesi islamici, lo prevede —, non capisco perché non giustiziare Saddam». Ci sono ragioni morali, il no alla pena di morte, come ha ribadito Blair, è assoluto e non negoziabile caso per caso. «Certo, ormai questa è la posizione di principio dell'Europa. Ma resta una posizione, nel mondo, di forte minoranza. Gli Stati Uniti, che sono la più antica delle nostre democrazie, prevedono la pena di morte, come la Russia, la Cina, molti Stati africani e asiatici». L'Europa su questo si sente diversa, migliore. «Uno scatto di presunzione, e anche un riflesso anti-americano, la scusa per poter dire "questi barbari di americani che ancora condannano a morte". Ripeto, non vedo come Saddam Hussein possa aspettarsi clemenza. Se non si deve dare la pena di morte a lui, allora neanche a Hitler (se non si fosse suicidato), sono carnefici equivalenti. Tutto questo clamore è un po' assurdo e persino ridicolo. Diverso è il discorso sulla opportunità, sui costi e i benefici della eventuale impiccagione di Saddam».




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31 ottobre 2006

Fascismo rosso l'aveva chiamato Pasolini

Giorgio Bocca, tanto per dirne una delle ultime da anni Trenta e Settanta del secolo scorso, ha chiesto «il divieto di Stato per i libri di Pansa». E una legge ad hoc, «tipo quella per gli armeni in Francia», per mandare in galera i lettori del suo collega dell'Espresso.

Il fatto nuovo non è che «l'Uomo di Cuneo», come lo chiama Pansa, torni alle pulsioni della sua miglior gioventù «di fascista scaldato, razzista e antisemita». Il fatto nuovo è che i suoi 'al rogo! al rogo!' vengano pubblicati. E non sulla Gazzetta delle Spose del Duce del '36, ma sulla Stampa di Torino del 18 ottobre 2006. Par di capire che tanta di quella bella intelligentsia che mena il leggendario can resistenziale per l'aia di giornali, scuole, università e feste dell'Unità, se potesse Pansa lo scorticherebbe vivo. Così come scorticherebbe per decreto la libertà di stampa, parola, pensiero.

Perbacco. Perché invece di cristallizzarlo nelle sacre pietre bolsceviche Pansa continua a farci scorrere sotto gli occhi il sangue dei fascisti vinti? Perbacco, un santone del giornalismo liberal che viene accumulando una montagna di storie che tolgono al Mito l'aureola, la purezza verginale al Sacrario, l'immacolata concezione alla Resistenza? Perbacco, metterci sotto gli occhi certe scene, non una, ma dieci, cento, mille, che si ripetono, da Porzus agli Appennini, da Reggio alla Valsesia, di fascisti, partigiani non comunisti, gente qualunque trucidata da altri partigiani, i corpi fatti sparire, mai più ritrovate neanche le ossa, per infierire non solo sulla carne viva ma anche sulla memoria dei morti e straziare così l'anima dei sopravvissuti? Perbacco, perché andare a cercare e pubblicare testimonianze circostanziate, documenti, lettere, in cui si raccontano tradimenti e imboscate tra gli stessi partigiani, patrioti mitragliati alle spalle dai compagni filosovietici, terrore di agenti dell'Nkvd infiltrati nelle bande in montagna, le sevizie, le torture, gli stupri, le bombe fatte esplodere nelle vagine di donne fasciste o supposte tali? Perbacco, e ieri uno dei padri veri e nobili dell'antifascismo, Ferruccio Parri, diede al giovane Pansa pure il primo assegno per studiare la 'guerra civile' senza pregiudizi e senza tessere di partito? Perbacco, e oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo difende pure?

Vergogna. Dopotutto che problema c'è se dopo la sua valanga di libri, articoli, segnalazioni, Pansa non ha mai ricevuto una sola smentita fattuale? Perbacco, vuoi dire che è un problema se non ha paura degli insulti, delle minacce, delle istigazioni a farlo fuori che vengono da certi suoi illustri colleghi? è un problema se finisce che si dovrà rimettere mano ai libri di storia, se bisognerà riscriverla tutta la storia avvelenata dalla Grande Bugia? Vuoi dire che è un problema questo revisionismo che costringe a rileggere criticamente, alla luce dei fatti, non della propaganda, i decenni di agiografia dell'Anpi, degli istituti della Resistenza, di certi corsi universitari e dipartimenti di storia? Bè, sì, è un problema. Un bel problema. Lo stesso che avevano cominciato ad avere negli anni Settanta Renzo De Felice e tutti gli storici seppelliti dal manganello della vulgata resistenziale politicamente corretta.

«Fascismo rosso» l'aveva chiamato Pasolini. Questo è il nodo. Mica quei quattro maramaldi che farebbero dei libri di Pansa un solo fascio e un grande rogo. Il nodo è la Grande Bugia. Quella che impedisce alla sinistra di fuoriuscire dal menzognismo per diventare una sinistra normale, cioè riformista. In un paese normale, cioè delle riforme. (tempi)




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3 maggio 2005

ANTICOMUNISMO E ANTIFASCISMO

“Come ha giustamente affermato Vittorio Strada: “La campagna calunniosa contro ogni forma di anticomunismo (e di “antisovietismo”) condotta da tutti i partiti comunisti, quello italiano compreso, aveva come obiettivo l’identificazione tra anticomunismo totalitario (fascista) e anticomunismo democratico, liberale e socialista, denigrando quest’ultimo in nome dell’”antifascismo” totalitario (comunista)”. Così l’anticomunismo democratico, liberale e socialista non si è potuto imporre contro l’egemonia di una cultura politica di stampo stalinista che occupava quasi interamente la scena, svolgendovi il ruolo principale. Da questo contesto provengono le difficoltà decennali di costruire in Italia l’ampio consenso antitotalitario, come indispensabile attributo di ogni democrazia matura.”

 

dal libro di Victor Zaslavsky “Lo stalinismo e la sinistra italiana – dal mito dell’Urss alla fine del comunismo” – editrice Mondadori 2004




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30 aprile 2005

LA FAVOLA DEL FRUTTO CATTIVO DI UNA PIANTA BUONA

Qualche giorno fa Repubblica ha pubblicato uno “speciale” sul trentesimo anniversario della conquista del potere da parte dei comunisti di Pol Pot in Cambogia.

“…Bisogna dare atto ai vari articolisti di aver scritto cose rigorose e severe, senza fare sconti a nessuno, raccontando quello che le foto delle ormai tristemente note cataste di teschi umani certificano inoppugnabilmente, ovvero l’esistenza di una specie di infallibile equazione fra comunismo e morte da tutti conosciuta….Appena terminate le pagine dedicate alla tragedia del comunismo cambogiano, Repubblica anticipa alcuni frammenti di un’inchiesta dedicata da Micromega al tema dell’equiparazione tra comunismi e fascismi e riporta varie parti degli interventi di Claudio Magris e Giuliano Amato. Titolo sparato in bella evidenza “Rosso e nero pari non sono”, come a voler mettere subito in chiaro qual è l’assunto fondamentale che si vuol sostenere; e, accanto al titolo, ben visibili, le seguenti parole: “Il comunismo fu orrore ma anche speranza; il nazismo fu solo orrore”, parole che si leggono con un certo disagio, avendo ancora fresche negli occhi le immagini che nelle pagine precedenti illustravano a sufficienza la disperata barbarie del regime dei Khmer rossi. Dov’era la speranza a Phnom Penh il 17 aprile 1975 quando Pol Pot prese il potere instaurando una delle più sanguinarie dittature di ogni tempo? E dov’era la speranza in tutti quei luoghi e in quei momenti tristemente segnalati nel famoso libro nero dedicato ai crimini perpetrati in nome dell’ideologia comunista?.......Perché riproporre ancora la favola triste e incredibile del comunismo come frutto cattivo di una pianta buona? Mi auguro proprio che non salti in mente a qualcuno di provare di nuovo a seminarla e a farla crescere!”

(Tratto dall’articolo di Maurizio Schoepflin su Il Giornale del 26.04.2005)




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29 aprile 2005

IL COMIZIO D'UNA FAZIONE POLITICA

[…….] Non so se il professore sia smemorato o distratto. Comunque gli ricordo ciò che accadde, durante un lungo corso di anni, alle celebrazioni del 25 aprile. Accadde allora che la sinistra comunista poi diventata post-comunista, rivendicasse una sorta di primogenitura e di leadership antifascista che nelle adunate di piazza e nei relativi discorsi diventava una sostanziale egemonia. I democristiani, formazione politica della quale Romano Prodi ha qualche ricordo, venivano tollerati, non veramente accettati tra i puri e duri della partigianeria: nelle cui orazioni tornava infallibile il ritornello della Resistenza tradita, mutilata, bloccata dalle forze oscure della reazione. Le quali si occultavano sotto l’etichetta falsamente progressista della DC, il partito dei clericali e dei forchettoni avidi.[……] Lo riconosca professore: i suoi titoli resistenziali, improvvisamente ingigantiti, li deve al Cavaliere. E’ lui la cartina di tornasole della maggiore ricorrenza nazionale. Nel 1994 Umberto Bossi, alleato in quel momento di Berlusconi, fu cacciato con spernacchiamenti e male parole, a Milano, dal corteo del 25 aprile in cui aveva tentato d’inserirsi. L’anno dopo in quello stesso corteo venne ospitato con giubilo perché, con il “ribaltone”, da Berlusconi aveva divorziato.[…..] E’ triste dover ammettere che questa è la situazione: che una festa nazionale della quale viene ripetuto, nei bla bla virtuosi, il significato unitario e patriottico, è invece in buona sostanza il comizio mostre, ammantato di forme auliche, d’una fazione politica. Ispira malinconia che ancora oggi, sessant’anni dopo il 25 aprile, l’acrimonia delle divisioni e delle scomuniche rimanga, e piaccia a tanti, a troppi.

Mario Cervi dal Giornale del 25 aprile 2005




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22 aprile 2005

LE VIOLENZE DEI PARTIGIANI

Il sangue dei vinti (Sperling & Kupfer, pp. 380), opera di Giampaolo Pansa - giornalista di molte battaglie, parecchie delle quali sul fronte antifascista e della sinistra, condirettore de L'Espresso – affronta il tema degli eccidi partigiani del dopoguerra, un tabù che incombe da sessant'anni sul passato della sinistra. Dice Pansa in una intervista: ”Più che del revisionismo ho fatto del completismo. Sono andato oltre il 25 aprile per sapere che cosa è successo anche il 26, il 27, o il 18 agosto 1945. …. la guerra civile finì quando, per nostra fortuna, la Dc di De Gasperi prese il potere. Infatti fino al 1948 si verificarono uccisioni politiche, pur se in misura minore che negli anni precedenti». Alla domanda se la violenza partigiana fu la reazione a vent'anni di dittatura, Gianpaolo Pansa risponde: «Questa è solo la prima motivazione degli eccidi. Ma sono cinque secondo me i moventi di quelle esecuzioni senza processo. La seconda è che ci fu una quantità di vendette private rivestite di panni politici: a Schio una donna fu assassinata dall'inquilino moroso che era diventato partigiano e al quale lei aveva osato chiedere il dovuto. Terzo: la convinzione (oggi rivelatasi quanto mai fallace) che più fascisti si uccidevano, più difficilmente sarebbe tornato il regime. Quarto: la strategia politica generale dei comunisti di annichilire chiunque poteva ostacolare la famosa "spallata finale" per arrivare al potere, uccidendo o terrorizzando con la tattica che poi avrebbero usato anche le Br: "colpirne uno per educarne cento". Quinto: il tentativo di sostituire una classe dirigente con un'altra proveniente dal Pci». «C'è anche chi ha scritto che - in fondo - 20 mila morti per una situazione come quella del dopoguerra italiano sono persino pochi... Io invece dico di no. Perché chi vince dev'essere così ingeneroso, crudele? Perché infierire in quel modo? E poi proprio chi aveva sbandierato di combattere per la libertà e la democrazia». “E’ evidente, da molti fatti, che a un certo punto non si trattò più di punizioni sugli esponenti del passato regime, bensì di omicidi preventivi. Si uccidevano il parroco, il sindaco, il possidente che potevano dar fastidio nella marcia comunista verso il potere. Quanto a Togliatti, si scopre l'acqua calda: persino la storiografia comunista, ormai, seppure con le massime cautele, sta mettendo in luce le colpe del Migliore».




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18 aprile 2005

MITI E PATACCHE

- Sul Risorgimento, lo Stato e il federalismo - "La Repubblica (...) si presentava come depositaria dei valori della Resistenza, un mito ancora più falso di quello del Risorgimento. Che non era stata affatto, come pretendeva di essere, la lotta di  un popolo in armi contro l'invasore, bensì una lotta fratricida tra i residuati fascisti della Repubblica di Salò e le forze partigiane, di cui l'80 per cento si batteva (quasi mai contro i tedeschi) sotto le bandiere di un partito a sua volta al servizio di una potenza straniera." (...) "Il Risorgimento come epopea dello spirito unitario e patriottico è un falso storico. Il Risorgimento fu un fatto elitario, passato sopra le teste del popolo che se lo ritrovò scodellato insieme all'unità del Paese. L'Italia, insomma, nacque da una montagna di patacche su cui campiamo da oltre 150 anni a prezzo, si capisce, d'altre patacche, come quella di uno stato centralistico garantito solo dalla sua inefficienza. Lo Stato italiano è prepotente, vessatorio, talvolta anche persecutorio. Ma non perché sia forte, anzi proprio perché è debole. Il federalismo ha bisogno invece di un radicato sentimento d'identità nazionale che faccia da diga alle spinte centrifughe che il federalismo stesso scatena. E se l'Italia ne infila la china, non ha in mano i freni per poter regolare la corsa, e si sfascia." (INDRO MONTANELLI, storia di un altro italiano - tratto da phastidio.net)




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14 aprile 2005

OLTRE IL MITO

Régis Debray, il francese sessantottino che molto ha scritto e meditato sul “Che”, dopo averlo seguito in Bolivia così ha riferito testualmente: «Guevara è l'ideatore e l'organizzatore, nel 1960, del primo "campo di lavoro correzionale", dove venivano spediti anche i semplici renitenti o "svogliati" sul lavoro. Dissidenti democratici, omosessuali, adolescenti (ragazzi di 15 anni o poco più su), intellettuali e letterati "inutili alla Rivoluzione", ecclesiastici perseguitati, vengono ammassati all'aperto sulle spiagge dell'Arcipelago Camarguey e lasciati sotto le intemperie tropicali. Il Che non aveva mai fatto mistero delle sue disposizioni. Lo scrittore Paco Ignacio Taibo II, nato in Spagna, dimorante in Messico, evidenzia come Che Guevara sapesse far soffrire acutamente i dissenzienti e i prigionieri: «fu il più violento tra i praticanti del socialismo». Nel decalogo dei detenuti politici il "Che" ordinò che essi fossero costretti a «partecipare nudi alla cosiddetta cuadrilla [gruppi di 40 persone comandati da un sergente o un tenente, nda] dei lavori agricoli; venire immersi per ogni infrazione nei pozzi neri; tagliare l'erba con i denti; salire le scale con le scarpe zavorrate di piombo». A lui scrittori del dissenso cubano addebitano nel corso degli anni 1959-60 d'aver giudicato e fatto fucilare 381 prigionieri. Sue sono le famigerate celle chiamate "ratoneras" (buche per topi), "gavetas" (gabbie), "tostadoras" (tostapane), "tapiadas" (con grate strettissime), come ha documentato la rappresentante provvisoria di Cuba all'Unesco, Martha Frayde.




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13 aprile 2005

GLI INTELLETTUALI FILOTIRANNICI

Ci sono ancora  intellettuali che tentano di giustificare lo stalinismo sostenendo che, nonostante tutti i suoi crimini, “ha alfabetizzato le masse, diffuso la cultura, emancipato le donne, introdotto una grande mobilità, ottenuto dei successi di produttività impressionanti e, alla fine, resistito all’invasione sovietica.” Ma quanto è costato ogni elemento di progresso ricordato in questa terribile frase?

Una di costoro è Rossana Rossanda. In un recente articolo (1) ha affermato che la repressione stalinista nell’Unione Sovietica fu molto meno severa di quanto si pensasse in precedenza e che il numero dei detenuti nei gulag fu limitato a 2.631.397 persone, mentre le sentenze capitali eseguite colpirono 799.405 persone delle quali 681.692 furono fucilate nel periodo 1937-38.

Victor Zaslavsky (2) ricorda che 700.000 persone fucilate in 14 mesi, dal luglio 1937 all’ottobre del 1938, corrispondono a circa 2000 fucilati al giorno in media; che nello stesso periodo ci furono 350.000 persone morte durante gli interrogatori e che non tutte le persone inviate nei gulag giungevano vive a destinazione.

Dice Zaslavsky: “Rossana Rossanda è sempre appartenuta a quella folta schiera di politici, distinti professori, scrittori di talento e influenti giornalisti europei e americani, gli “intellettuali filotirannici”, che mobilitavano le proprie energie per convincere il pubblico che “i tiranni moderni erano liberatori e che i loro imperdonabili crimini, visti in una prospettiva giusta, erano nobili azioni.” L’argomentazione della Rossanda è tipica della mentalità comunista, sempre concentrata sull’idea del progresso sociale, i cui costi sarebbero stati pagati dalla “gente”, che per la sua arretratezza non sarebbe però in grado di apprezzare la propria futura felicità.”

 

(1) – Nouvel Observateur del 19 giugno 2003

(2) – Victor Zaslavsky – Lo stalinismo e la sinistra italiana – Mondadori 2004




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26 marzo 2005



Che Guevara non studiò a Parigi

di Vincenzo Merlo - 26 marzo 2005 – Ragionpolitica.it   (www.ragionpolitica.it/testo.3246.html)                                                          

Due autorevoli saggisti, l'italiano Massimo Caprara e l'americano Jay Nordlinger, rispettivamente sulla rivista di formazione Il Timone e su National Review (articolo pubblicato anche da Ideazione), hanno provato a delineare, sulla base di testimonianze e riscontri incontrovertibili, una ricostruzione rigorosa della vicenda rivoluzionaria del "mitico" Che Guevara. Ne risultano verità forse non sufficientemente conosciute. ………..(segue)




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26 marzo 2005



Cuba ovvero l'isola della felice menzogna

di Pietro De Leo - 26 marzo 2005 – Ragionpolitica.it (www.ragionpolitica.it/testo.3235.html)

Su Cuba vorremmo essere tutti d'accordo. Però, purtroppo, è impossibile. Finchè esisterà quella corrente politico-intellettuale che ne vedrà l'affermazione del socialismo reale, l'ultimo scampolo del sogno sovietico, e sarà pronta a passare sopra ai delitti, alle feroci repressioni, alle condizioni di estrema povertà in cui il "leader maximo" ha fatto sprofondare il suo popolo. Troppo comodo, poi, dire che la realtà cubana così come la si dipinge da questa parte della barricata (cioè dalla parte di coloro che denunciano ogni violazione quotidiana di diritti umani) sia il prodotto indiretto della politica mediatica degli Stati Uniti.

La verità è che il mito cubano (turismo a parte) non è mai esistito. Esiste, ed è ben viva, la furbizia castrista, che unita ad un apparato statale modellato su quello sovietico, che controlla tutto facendo leva sulla paura individuale. Un tenace blogger cubano smonta pezzo per pezzo la "Cuban mitology", la mitologia cubana del sistema sanitario florido e gratuito. Sul suo sito ha postato le foto di un ospedale invaso dagli insetti contro cui devono lottare personale medico e degenti. Castro si è premurato di disporre le strutture ospedaliere in maniera diversa, in funzione. Chiaramente, propagandistica. Così le strutture destinate ai turisti e alle visite dei media internazionali saranno avanzate ed impeccabili, vanto per il popolo cubano, mentre i veri ospedali, specie quelli al di fuori della capitale, sono fatiscenti e con condizioni igienico-sanitarie disastrose.

Il mito della sanità cubana, ossigeno per la sinistra di mezzo mondo nonché di tutta la schiera di giornalisti e autori Castro-dipendenti, è riuscito a proliferare per il fatto che Castro ha strozzato le comunicazioni. E soprattutto il mezzo di comunicazione per eccellenza internet. L'autore di www.babalublog.com , infatti, afferma che internet sarebbe la morte di Castro. Infatti, lui, scrive da gli Stati Uniti.............(segue)




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20 marzo 2005

SULL'UGUAGLIANZA

“La cosa che attrae gli uomini comuni al socialismo e li rende favorevoli a rischiare la pelle per la sua causa, la “mistica” del socialismo, è l’idea dell’uguaglianza; per la vasta maggioranza della gente il socialismo significa una società senza classi, o non ha significato alcuno”.

George Orwell – Omaggio alla Catalogna – ed. Mondadori – pag.116


“ E’ straordinario, terribile e disumano questo sogno dell’assoluta uguaglianza di tutti. Appena esso s’impossessa delle menti degli uomini, subito sangue a fiumi e montagne di cadaveri, subito si comincia a raddrizzare i gobbi e a scorciare i lunghi.”

Vladimir Bukovskij – Il vento va, e poi ritorna – ed. Feltrinelli - pag.105




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19 marzo 2005



CHE GUEVARA HORROR PICTURE SHOWdi Jay Nordlinger su Ideazione di marzo-aprile 2005

“Il mondo è inondato da accessori del Che ed è un’offesa continua alla verità, alla ragione e alla giustizia.”…….. (vedi il testo su www.ideazione.com)




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