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FAQ
         

      educate, 
    
agitate, 
    organize 
    
for freedom




      
La storia fluisce effettivamente in un'unica
caparbia direzione, molto particolare, che
nessuna scossa, per quanto prolungata, è
riuscita fino ad oggi a deviare in modo
duraturo:
di secolo in secolo, l'umanità
impone il primato della libertà individuale
su qualsiasi altro valore
. Passando attraverso
il progressivo rigetto della rassegnazione
di fronte a ogni forma di schiavitù, attraverso
i progressi tecnici che permettono di ridurre
ogni fatica, attraverso la liberalizzazione dei
costumi, dei sistemi politici, dell'arte e delle
ideologie. In altre parole, la storia umana è
quella dell'emergere della persona come
soggetto di diritto, autorizzato a pensare e a
gestire il proprio destino, libero da ogni
obbligo che non sia il rispetto del diritto
dell'altro alle medesime libertà.
JACQUES ATTALI



"Platone nel Libro VIII de La Repubblica scrive che
dalla libertà degenerata in licenza nasce e si
sviluppa una malapianta: la malapianta della
tirannia. Si tratta di spiegare alla gente che la
libertà illimitata cioè privata di ogni freno e d'ogni
senso morale non è più Libertà ma licenza.
Incoscienza, arbitrio. Si tratta di chiarire che per
mantenere la Libertà, proteggere la Libertà, alla
libertà bisogna porre limiti col raziocinio e il buon
senso. Con l'etica.
Si tratta di riconoscere la
differenza che passa tra lecito e illecito."
ORIANA FALLACI



-
è necessario moltiplicare e diffondere spazi
di confronto e di partecipazione liberi e non
omologati in cui ci sia posto per ragionare
più che per appartenere



- "Tre cose concorrono più di tutte le altre
alla conservazione della repubblica
democratica negli Stati Uniti.
La prima è la forma federale adottata dagli
americani, che permette all'Unione di godere
della potenza di una grande repubblica e
della sicurezza di una piccola.
La seconda consiste nelle istituzioni
comunali che, moderando il dispotismo della
maggioranza, danno al tempo stesso al popolo
il gusto della libertà e l'arte di essere libero.
La terza consiste nella costituzione del
potere giudiziario. I tribunali servono a
correggere gli errori della democrazia e
riescono a rallentare e a dirigere i
movimenti della maggioranza senza tuttavia
arrestarli.
Alexis de Tocqueville 

 
Considero i costumi come una delle grandi
cause generali cui si possa attribuire la
conservazione della repubblica democratica
negli Stati Uniti.
Adopero la parola costumi nel senso che gli
antichi davano alla parola mores; l'applico
quindi non solo ai costumi propriamente detti,
che si possono chiamare le abitudini del cuore,
ma anche alle varie nozioni possedute dagli
uomini, alle diverse opinioni che hanno corso
in mezzo a loro e all'insieme delle idee di cui si
formano le abitudini dello spirito. Comprendo
dunque sotto questa parola tutto lo stato morale
e intellettuale di un popolo.
Alexis de Tocqueville 


- "La libertà è come l'aria: si vive nell'aria.
Se l'aria è viziata, si soffre; se l'aria è
insufficiente, si soffoca; se l'aria manca,
si muore."
Luigi Sturzo


- Il pensiero debole, il pensiero di coloro che cercano
sempre di trovare giustificazioni per i nemici della
libertà, è un pericolo di cui dobbiamo essere
seriamente consapevoli. Nella nostra difesa della
libertà dobbiamo sempre combattere la battaglia delle
idee, e non darla mai per persa. Dobbiamo continuare
a disseminare liberamente le nostre idee, senza
lasciarci intimidire da quelle che sembrano essere
le tendenze dominanti in Europa.


- gran parte delle considerazioni e dei concetti
importanti da ricordare e ribadire, si rifanno ad
una nutrita schiera di autorevoli pensatori,
osservatori, personalità della cultura. Facciamo
in modo che si diffondano

 
TROPPI NON SANNO, NON VOGLIONO SAPERE,
NON VOGLIONO CHE SI SAPPIA

CINA 2005



- l'ignoranza della Storia è decisamente una delle
caratteristiche più negative dell'uomo moderno


"Chi controlla il passato, controlla il presente."
GEORGE ORWELL


- THOSE WHO CANNOT REMEMBER THE PAST ARE
CONDEMNED TO REPEAT IT.
                                                           
   
 11 Settembre 2001

- la vita è breve, la conoscenza infinita e nessuno
ha tempo per tutto. Riassumere dunque è un male
necessario e compito del riassuntore è fare bene
un lavoro che è pur sempre meglio che niente


"UNA SOCIETA' CHE DIMENTICA IL PROPRIO PASSATO
E' ESPOSTA AL RISCHIO DI NON RIUSCIRE A FAR
FRONTE AL PROPRIO PRESENTE E, PEGGIO ANCORA,
DI DIVENTARE VITTIMA DEL PROPRIO FUTURO."
Giovanni Paolo II - 7 novembre 2003


"Il tema della libertà e
delle forze ad essa ostili è immenso".
ALDOUS HUXLEY


"E' RARO CHE LA LIBERTA' DI QUALSIASI TIPO SI
PERDA TUTTA IN UNA VOLTA".
DAVID HUME


"Una delle ragioni
per cui le ideologie totalitarie hanno conosciuto
un successo di proporzioni così considerevoli
risiede nel fatto che troppi paesi democratici
sono stati incapaci di comprenderle.
Dobbiamo studiare e far capire i vari modi in cui
esse, o le loro varianti, hanno influenzato la nostra
atmosfera intellettuale, cosa che in parte accade
a causa di equivoci determinati da quella che
Dostoevskij chiamava la sudditanza per le idee
avanzate."
ROBERT CONQUEST


"Gli ideali sopravvivono attraverso il cambiamento.
E muoiono quando di fronte alle sfide prevale 
l'inerzia.
TONY BLAIR



Primo, uniremo la comunità delle democrazie per
costruire un sistema internazionale che si basi su
valori condivisi e sullo Stato di diritto.
Secondo, rafforzeremo la comunità delle
democrazie per combattere le minacce alla nostra
sicurezza e alleviare l'assenza di speranza che
alimenta il terrorismo.
Terzo, diffonderemo la libertà e la democrazia
nel mondo.
CONDOLEEZZA RICE, 18 gennaio 2005


"Noi sappiamo perché le altre civiltà sono 
scomparse: per eccesso di benessere e 
ricchezza e per mancanza di moralità e spiritualità.
Nel momento stesso in cui rinunci ai tuoi principi
e ai tuoi valori, in cui deridi questi principi e questi
valori, tu sei morto, la tua cultura è morta e la tua
civiltà è morta. Punto e a capo."
ORIANA FALLACI - 24.06.05 - Profeta del declino


 
- " Il liberale ama la tolleranza e la libertà.
Il suo amore per la tolleranza è la necessaria
conseguenza della convinzione di essere uomini
fallibili.
Tuttavia, egli è
tollerante con i tolleranti, ma
intollerante con gli intolleranti.
La tolleranza, al pari della libertà, non può
essere illimitata, altrimenti si autodistrugge.
Infatti, la tolleranza illimitata porta alla
scomparsa della tolleranza.
Se estendiamo l'illimitata tolleranza anche
a coloro che sono intolleranti, se non siamo
disposti a difendere una società tollerante
contro l'attacco degli intolleranti, allora i
tolleranti saranno distrutti e la tolleranza
con essi.
KARL POPPER


"Oggi le cose sono chiare, e se una cosa è da campo
di concentramento, dobbiamo chiamarla con questo
nome, anche se si tratta di socialismo"

"Il pensiero della totalità è un pensiero, è una ideo-
logia o un mito ...si mette in guerra permanente
contro ciò che nell'umanità è umano. Il totalitarismo
è il progresso della storia verso la zoologia, verso il
nulla dell'uomo."

Albert Camus


 
  1 Settembre 2004


  7 luglio 2005

   

  9 novembre 2005



Importante!!
Nonostante l'attenzione da me usata,
se ritieni che contenuti, testo o
immagini, di queste pagine ledano la
normativa sul diritto d'autore, ti prego
di contattarmi e provvederò a
rimuovere immediatamente le parti
contestate.



- Per difendere la nostra democrazia
dobbiamo sostenere, promuovere, favorire
la democrazia degli altri popoli e
preoccuparci degli arretramenti che si
dovessero verificare. Non possiamo
permettere che la democrazia venga
messa in pericolo nei paesi anche
lontani dal nostro.

- La mancanza di chiarezza morale è il motivo
per cui chi vive in società libere non sa
distinguere tra fondamentalisti religiosi degli
Stati democratici e terroristi religiosi degli
Stati fondamentalisti. E' la ragione per cui chi
vive in queste società può arrivare a
considerare nemici i suoi concittadini e
amici i dittatori stranieri.
NATAN SHARANSKY

- La democrazia presuppone a proprio
fondamento i valori della persona,
della dignità, dell'uguaglianza, del rispetto;
togliete valore a questi valori e avrete
tolto la democrazia.


- In una società libera la verità, per
affermarsi,
non può e non deve cercare
altro mezzo che la forza della convinzione
,
una convinzione, peraltro, che, nella
molteplicità di impressioni e di esigenze
che incalzano l'uomo, si forma solo
faticosamente.


"Ognuno può facilmente convincersi di
quanto questo impasto di timidezza, prudenza,
convenienza, ritrosia, timore, sia penetrato
nelle fibre dell'Occidente riflettendo su un
sintomo che lo rivela. Si tratta della forma
di autocensura e autorepressione che si
nasconde sotto le vesti di quello che si
chiama solitamente "linguaggio politicamente
corretto", il quale è una sorta di "neolingua"
che l'Occidente oggi usa per ammiccare,
alludere, insinuare, ma non per dire o
affermare o sostenere.
.....
In giro per il mondo ci sono tante
preoccupazioni, ma c'è anche tanta ipocrisia.
Di chi non vuol vedere né dire, per non
essere coinvolto; di chi vede e non dice, per
non sembrare sgarbato; di chi dice a metà e
chiede complicità sul resto, per non
assumersi troppe responsabilità".
MARCELLO PERA



diritti umani a Cuba 
                      

Archivio Vladimir Bukovsky


AUSCHWITZ - BIRKENAU 

"La colpa di tutte le persone di sinistra dal 1933
in avanti è di aver voluto essere antifasciste
senza essere antitotalitarie".
GEORGE ORWELL

Le nuove generazioni sono nate dalla grande
dimenticanza che i comunisti hanno imposto
alla memoria italiana.


LES TOTALITARISMES UTILISENT L'IGNORANCE
POUR VOUS ASSERVIR.
L'ANTIDOTE AU MENSONGE: LA LECTURE!!!



"Bisogna imparare a rispettare il diritto dell'uomo
più squallido, più disgustoso, a vivere come vuole.
Bisogna rifiutare una volta per sempre la fede
criminosa nella rieducazione di tutti a propria
immagine. Bisogna capire che senza violenza è
possibile creare soltanto un'uguaglianza di
possibilità, ma non un'uguaglianza di risultati.
Solo al cimitero gli uomini raggiungono l'assoluta
uguaglianza, e se volete trasformare il vostro
paese in un gigantesco cimitero, allora fatevi
socialisti."
VLADIMIR BUKOVSKIJ
(da: "Il vento va, e poi ritorna" - ed. Feltrinelli 1978)


  UNGHERIA 1956


  CECOSLOVACCHIA 1968


  POLONIA 1980



  CINA 1989


   BERLINO 1989

    ROMANIA 1989

    MOSCA 1991

DA LEGGERE E RILEGGERE:

-
Conoscere il comunismo (Jean Daujat)
- Perché non possiamo non dirci anticomunisti
- Il problema è l'utopia
- Da Rousseau a Marx: storia liberticida
- Il marxismo è un errore atroce
- Umano e antiumano
- Il solito comunismo
- La notte della storia
- L'interpretazione di F. Furet
- Libertà e verità
- Libertà cristiana e liberazione
- Sulla teologia della liberazione
Cristianesimo e marxismo: una convergenza 
   impossibile
Il rapporto segreto che demolì lo stalinismo
I libri di ABES
Link a siti interessanti
Consiglio d'Europa doc. 7568/1996
Consiglio d'Europa ris. 1096/1996
Consiglio d'Europa doc. 10765/2005
Consiglio d'Europa ris. 1481/2006
Cosa leggere sui gulag
Gulag in Romania
Silenzio sul gulag
Metamorfosi del socialcomunismo
Il dossier Mitrokhin
Commissione Mitrokhin
Relazione maggioranza su dossier Mitrokhin
Relazione minoranza su dossier Mitrokhin
Lo stalinismo e la sinistra italiana
Compagni alla forca
La strage di Schio
I crimini del comunismo 1
I crimini del comunismo 2
I crimini del comunismo 3
Il paradiso sovietico
Storia del Gulag
Come nasce e muore lo Stato comunista
Il Totalitarismo
Il mito della resistenza comunista
Resistenza e miti da sfatare
Sui lager sovietici
La strage di Siroki Brijeg
La rivoluzione ungherese
Una rivoluzione antitotalitaria
Holodomor: the great famine
Propaganda Germania est
Il triangolo della morte
Reduci alla sbarra
The nine commentaries on the CCP
Il vero partito azienda
Il partito è un "essere"
La svolta di Chruscev
Contro Castro e Guevara
Comunismo cubano
Il vero Che
Verità vs mitologia
Oltre il mito
I gay a Cuba
Il Che non studiò a Parigi
Horror picture show
Il logo del rivoluzionario
I cattocomunisti
- Diliberto e Cuba
- Red holocaust
- Necropolis
- Perchè il marxismo morì
- Il mito - resistenza
- Dalla tomba della Storia
- Il cimitero di Lavashovo
- Levashovo memorial
- Il massacro degli alpini
- Budapest 1956_video
- La rivoluzione ungherese
- Dieci anni di illusioni
- Testimoni e martiri
- Necropolis gulag
- Veltroni e Pol Pot
- Le radici della violenza
- Apologia del comunismo
- L'Occidente e gli altri
- Why I became a conservative
- Crimes of soviet communists
- Museum of communism

- Communism
- Geografia dell'arcipelago

- L'ombra del KGB sull'Europa
- Comunismo e fascismo
- Cultura comunista
- Intolleranza stalinista

- Critiche al comunismo
- Nel nome di Marx
- Dal sogno all'incubo
- Good by Lenin
- Nove commentari sul PCC
- La memoria del bene

- Afganistan
- 4.6.1989: il massacro di Tien an men
- Soviet days
- Il costo umano del comunismo
- Orrore e utopia del novecento
- Gulag era in pictures
- Soviet exibit - gulag
- Open Society Archives
- Gulag history
- Forced Labor Camp
- Revelation from the Russian Archives
- Gulag falce e martello
- Harry Wu
- Wikipedia - gulag
- La storiografia comunista dopo 1989
- Fine del muro di Berlino 1989



Non c'è un paese in cui sia stato instaurato
un regime comunista ove non si sia imposto
un sistema di terrore.
NORBERTO BOBBIO



...c'è qualcosa di peggio della malafede.
C'è un riflesso autoritario che ho incontrato
spesso nei politici e nei militanti della sinistra
che si ritiene la più dura e la più pura, ma che
è soltanto la più ottusa. E' un istinto che scatta
quando sentono o leggono qualcosa che non
gli piace. Sanno che la cosa è vera, ma in quel
momento non fa il loro gioco, non giova alla
loro chiesa politica o ideologica. Allora
dichiarano che è falsa. E che il giornalista o lo
scrittore che l'afferma è un falsario.
GIANPAOLO PANSA


Le ideologie ormai contano poco. Sono
crollate come birilli negli anni '80. Nel
grande magazzino del passato ognuno trova
o troverà, secondo la tradizione nazionale, i
propri punti di riferimento, i propri valori, i
costumi dei grandi personaggi che pensa di
indossare o di poter indossare o ritagliare
sugli altri. I riferimenti dottrinari sono e
saranno sempre più rari.
Peseranno le persone.

 
It is not because things are difficult
that we do not dare; it is because we
do not dare that things are difficult.
SENECA


Il vero problema di una democrazia
è che nessun potere divenga
irresponsabile e impunibile.
Che esistano, per ogni potere,
efficaci strumenti di controllo e che
essi risiedano, in ultima istanza,
nella sovranità del popolo.



I totalitarismi pretendevano di poter realizzare
in terra ciò che atteneva al cielo. Ma gli angeli
del loro cielo furono le polizie di Stato, gli
stermini di massa, i lager, i gulag. Tanto che
ancora oggi le persone più ragionevoli
continuano a domandarsi come sia stato
possibile che in tanti abbiano potuto credere
a quel cielo. E se quegli angeli maledetti possano
ancora tornare tra di noi.


GLI INTELLETTUALI FILOTIRANNICI
" Che cosa può avere indotto pensatori e
scrittori a giustificare le azioni di tiranni
moderni o, ancora più frequentemente, a
negare qualsiasi differenza sostanziale
tra una tirannia e le società libere
dell'Occidente? Regimi fascisti e comunisti
sono stati accolti a braccia aperte da molti
intellettuali occidentali per tutto il ventesimo
secolo, così come innumerevoli movimenti
di "liberazione nazionale" che divennero
immediatamente tirannie tradizionali
arrecando miseria a popolazioni sfortunate
in tutto il mondo. Nel ventesimo secolo la
democrazia liberale occidentale è stata
presentata in termini diabolici come la vera
sede della tirannia .... Come funzionano le
menti di questi intellettuali?"
Mark Lilla - The Reckless Mind. Intellectuals
in Politics - N.Y. R.B. 2001 - traduzione di
Victor Zaslavsky


"I beni si disprezzano quando si possiedono
sicuramente, e si apprezzano quando sono
perduti o si corre il pericolo di perderli."
Giacomo Leopardi


"Considero empia e detestabile la massima che
in politica la maggioranza di un popolo ha il diritto
di fare tutto; e tuttavia ritengo che l'origine del
potere sia da porre nella volontà della maggioranza."
Alexis de Tocqueville


L'eredità storica dello stalinismo sulla cultura politica
della sinistra italiana "si rivela in tre caratteristiche
interconnesse e interdipendenti:
- La debolezza del riformismo e la mancanza di un
progetto riformista realistico e realizzabile;
- la comunicazione e la competizione politica basate
sulla delegittimazione dell'avversario e condotte in
maniera antidemocratica, cioè senza sentire l'obbligo
di presentare soluzioni alternative;
- l'antiamericanismo come base di costruzione
dell'identità politica.
Individuare e analizzare le radici nazionali, i percorsi
storici e le tappe della cristallizzazione di questa
cultura politica diventa la condizione necessaria per
liberare la coscienza dai miti e dagli inganni dello
stalinismo."
VICTOR  ZASLAVSKY 



L'immagine della statua della libertà riprodotta
ad inizio pagina è tratta dal
sito di Viggiù.

  Bottomline profile





The world isn't perfect,
the thruth is usually in the middle,
and things are rarely
as simple as they seem.


Tutti gli imperi e tutti i regni sono
crollati, per questa intrinseca e costante
debolezza, che furono fondati da uomini
forti su uomini forti. Ma quest'unica cosa,
la storica Chiesa cristiana, fu fondata su
un uomo debole, e per questo motivo è
indistruttibile. Poiché nessuna catena è
più forte del suo anello più debole.
G.K.CHESTERTON


Ciò che io ho visto, un uomo non
dovrebbe nè vedere nè sapere.
Ma se lo ha visto, sarebbe meglio
che morisse in fretta.
VARLAV SALAMOV, Racconti di Kolyma


CURRY THE BATTLE TO THEM. DON'T LET
THEM TO BRING IT TO YOU. PUT THEM ON
THE DEFENSIVE AND DON'T EVER APOLOGIZE
FOR ANITHING.
HARRY S. TRUMAN


REPETITION DOES NOT TRANSFORM A LIE
INTO A TRUTH.
Franklin D. Roosevelt



















 


16 gennaio 2007

E' fallita ogni strategia

 I jihadisti non sono interessati a vincere, nel senso che noi diamo alla parola. Si ritengono vittoriosi anche solo rendendo invivibile il mondo. Non usano spade e scimitarre, ma il terrore: New York, Madrid, Londra, Amsterdam. Gli islamisti hanno un nemico, la democrazia. E hanno la demografia: la fine del testosterone non culminerà nella fine della storia, ma dell’occidente così come noi lo conosciamo. L’islam radicale è un ritorno allo spirito delle tribù originarie”. E’ fallita ogni strategia con l’islam.

Primo fallimento, il conversionismo. Dovremmo fare dei musulmani dei secolaristi laici e liberal. Ma i musulmani sono educati al rifiuto di tutto ciò che minaccia di sovvertire la supremazia dell’islam. Possiamo ricostruire oledotti, edifici e infrastrutture della società islamica, ma non possiamo farlo con il codice d’onore della mentalità. Il conversionismo si è rivelato una falsa promessa”.

Poi c’è l’assimilazionismo. “Si dà per scontato che i musulmani possano essere assimilati nell’ambiente secolarizzato. Ma è il contrario: chiedono alla cultura di adeguarsi a loro. Un codice etico intollerante trionferà sempre su un codice etico del carpe diem. I nuovi iconoclasti islamici hanno il potere di distruggere qualsiasi immagine in disaccordo con il loro malinconico fanatismo. Stiamo perdendo questa guerra. Dalle foto di chi si gettò dalle Twin Towers allo scannamento di Nick Berg, il nemico ci ha sommerso di immagini che ci tormenteranno fino alla fine dei nostri giorni. Anziché noi assimilare loro, siamo noi ad assimilarci a loro”.

Terzo fallimento, il seduzionismo. “I musulmani saranno sedotti a diventare moderni. Goebbels e Hitler pensavano che fosse stato un errore lasciare i soldati a Parigi troppo a lungo. Mohammed Atta e gli altri dell’11 settembre sembrava, per come vivevano, che fossero stati sedotti dalla cultura del carpe diem. E’ come il serial killer dello Yorkshire che confessò di aver ucciso le prostitute perché lo avevano tentato. In realtà erano educati a essere santi guerrieri, difficile sedurli con l’ethos edonista”.

Harris crede nella necessità dell’eccezione americana. “Gli Stati Uniti rappresentano la principale fonte di legittimazione dell’ordine nel mondo e se venisse sovvertita, entreremmo in quel genere di crisi della legittimità della Prima guerra mondiale, con il collasso di quattro imperi e l’Olocausto alla fine della Seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti devono essere primi fra eguali, riservarsi di intervenire unilateralmente, non per sovvertire le regole del liberalismo internazionale, ma per rinnovarle”.

Dal FOGLIO del 16 gennaio 2007, un'intervista al filosofo americano Lee Harris




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15 novembre 2006

La politica estera hippie del ministro D'Alema

  Il nostro governo in genere e D'Alema in particolare sembrano persi in una fase che uno psicanalista chiamerebbe di regressione infantile, che li porta a una politica estera che si potrebbe definire hippie: «Mettete dei fiori nei vostri cannoni». Dopo avere creato venerdì, dopo il tragico errore di Beit Hainun, una crisi diplomatica con Israele con dichiarazioni durissime, il ministro degli Esteri ci ha messo una toppa peggiore del buco dichiarando che queste tragedie sono il risultato della scelta di Israele di «garantire la sua sicurezza con l'uso della forza». Come per l'Afghanistan, anche per la sicurezza di Israele D'Alema propone «soluzioni politiche». Beit Hainun è stata una tragedia, ma la differenza morale, prima che politica, fra Israele e Hamas è che quest'ultimo intitola strade ai terroristi che uccidono volontariamente civili israeliani, compresi donne e bambini, mentre i responsabili di Beit Hainun, per quanto nessuno neghi che si sia trattato di un maledetto errore, sono già sotto inchiesta e rischiano la corte marziale. Sostituire la forza con i fiori sembra sempre una bella idea, ma D'Alema potrebbe rileggersi lo statuto di Hamas che all'articolo 7 dichiara che il movimento promette di corrispondere alle promesse di Allah sui tempi ultimi riassunte in questo detto del Profeta: «L'Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l'albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c'è un ebreo nascosto dietro di me - vieni e uccidilo». E all'articolo 13 aggiunge che «le iniziative di pace, le cosiddette soluzioni pacifiche, le conferenze internazionali per risolvere il problema palestinese contraddicono tutte le credenze di Hamas... Non c'è soluzione per il problema palestinese se non il jihad. Quanto alle iniziative e conferenze internazionali, sono perdite di tempo e giochi da bambini». Certamente ci sono da sempre in Hamas - accanto a semplici terroristi - «treguisti» con cui si può trattare. Ma la politica hippie che rinuncia per principio all'«uso della forza» credendo di rabbonire tutti con i fiori e i sorrisi, che già non ha mai goduto di buona salute, è morta l'11 settembre. In realtà, non ci credono neanche D'Alema e Prodi. Serve per tenere buoni i vari Diliberto e puntellare il traballante governo. Ma pagando un prezzo carissimo quanto all'immagine internazionale dell'Italia.

Dal GIORNALE, editoriale di Massimo Introvigne




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14 novembre 2006

Ostile, sbilanciato, schierato

  La pur breve permanenza di D’Alema alla Farnesina è tutta costellata non di gaffes, ma di precise scelte politiche. E’ sempre stato ostile a Israele, una coerenza che gli va riconosciuta. Dopo che Hetzbollah ha lanciato la scorsa estate migliaia di missili sul nord d’Israele, non gli passa per l’anticamera del cervello di farci un salto, vedere di persona quel che Nasrallah ha combinato. No, lui va a Beirut, per vedere quello che ha fatto il cattivo Israele e si fa accompagnare nella visita proprio dagli Hetzbollah. Sulle truppe Onu-Unifil, quel che lo soddisfa è sapere che Israele, sotto controllo internazionale, avrà in qualche misura le mani legate. Si direbbe che lo preoccupi di più il comportamento di uno stato democratico, quale Israele è, per di più l’unico in tutta la regione, che non la Siria, che funge da territorio sul quale continuano a transitare le armi russe che l’Iran fa arrivare in Libano, per non parlare dell’Hitler iraniano Ahmadinejad, che ancora ieri proclamava al mondo intero che Israele deve sparire dalle carte geografiche.

Quale impressionante silenzio su queste dicharazioni !

Sull’Unità di venerdì scorso invece, ecco la lunga intervista che, per il pesante sbilanciamento contro Israele, ha suscitato la reazione degli ebrei italiani. E non solo degli ebrei, vogliamo sperare. Forse persino qualcuno in casa DS si è accorto che D’Alema aveva superato il limite, per cui il partito ha agito come è sempre stato abituato a fare in questi casi, ha cercato aiuto nel campo avverso, in questo caso con un’intervista a Shulamit Aloni, un avvocato ex parlamentare che vive a Tel Aviv, e che ha svolto la sua parte abituale di pacifista, tanto le bastava  sapere che D’Alema è “democratico di sinistra”, come dire un caro amico, e che le sue dichiarazioni erano di fatto contro il governo Olmert, e, da brava sinistra, lo ha subito acriticamente applaudito.

Ci ha provato ieri anche il povero Furio Colombo sulla medesima Unità, arrampicandosi sugli specchi per mettere il suo ministro degli esteri sotto un buon riflettore, e cercando nello stesso tempo di far filtrare qualche timida critica, avvolgendola nella triste constatazione della “solitudine di Israele”.  Ma il risultato, come sempre quando Colombo cerca di difendere Israele giustificando però il suo partito che l’attacca, è patetico. Certo, essere eletti nelle liste DS al senato non facilita la libertà di parola, e far parte di “sinistra per Israele”, al di là del nome bene augurante, non basta a garantirne i risultati . I quali, per ora, sono un D’Alema che forse non si rende conto di impersonare il doppio ruolo congiunto di von Ribbentrop e Molotov, i due tragici ministri degli esteri della Monaco degli anni ’30 che ci hanno regalato la seconda guerra mondiale, e dall’altra l’arrivo il prossimo sabato di due manifestazioni, una a Roma e l’altra a Milano, entrambe organizzate dai partiti di governo, per esprimere solidarietà ai palestinesi. I quali, tra un missile Kassam e l’altro da lanciare su Israele, ringraziano e applaudono. (continua)




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27 dicembre 2005

Libri di scuola ideologicamente orientati

[Dal Compendio di diritto per gli istituti tecnici per geometri - Edizione 2001, di Gustavo Zagrebelsky ex Presidente della Consulta, Giacomo Oberto, Giacomo Stalla, Cristina Trucco (editrice Le Monnier), adottato in questi anni presso alcuni istituti superiori italiani] – dossier di Vincenzo Merlo

A pag. 516 sul tema del Concordato tra Stato e Chiesa cattolica si scrive : «Da sempre si sollevano critiche al sistema concordatario da parte di chi vorrebbe un regime di libertà uniformemente garantito a tutte le confessioni religiose, secondo comuni principi costituzionali. Le critiche principali sono: il Concordato è sostanzialmente una abdicazione dello Stato a una parte della società, la parte cattolica;...il sistema concordatario attribuisce un doppio peso politico ai cittadini cattolici; essi, come cittadini, eleggono i loro rappresentanti negli organi dello Stato; come cattolici, sono rappresentati dall'autorità ecclesiastica. Il mondo cattolico riesce così a contare due volte, cosa che non avviene per i semplici cittadini...Non si comprenderebbe però il perché degli attacchi al regime concordatario se non si considerasse che tanto il Concordato del 1929 quanto la sua modifica operata nel 1984 contengono numerosi privilegi, anche di tipo finanziario, a favore della Chiesa cattolica. Gli aspetti incostituzionali del Concordato del ‘29 (stipulato col fascismo) sono oggi venuti a cadere. Ma i privilegi persistono e sono importanti». Abdicazione dello Stato alla parte cattolica...doppio peso politico ai cittadini cattolici...il mondo cattolico conta due volte, cosa che non avviene ai normali cittadini...privilegi che persistono: questa parte sembrerebbe proprio scritta da Boselli e Pannella, non trovate?

Altro spunto degno di nota è quanto è contenuto a pag. 667, a proposito della legislazione sociale: «Preso atto che nella società capitalista sono presenti squilibri ed ingiustizie si riconosce finalmente che le loro cause non derivano da un'incapacità del singolo a costruirsi la propria fortuna ma sono insite nei meccanismi economici e sociali». Niente di nuovo sotto il sole, come si vede! Naturalmente è sempre e solo la «società capitalista» ad essere fonte di «squilibri ed ingiustizie», le cui cause sarebbero addirittura «insite nei meccanismi economici e sociali». Di «regime liberale» si parla anche a pag. 483: «Questi i capisaldi del regime liberale voluto dalla borghesia, la classe sociale dominante...». Regime liberale...classi dominanti, classi subalterne...Dove abbiamo già sentito questi termini? Pensate anche voi a Marx?




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4 giugno 2005

LIBRI DI TESTO IMPARZIALI

Sui partiti protagonisti dell'attuale politica italiana si leggono queste interessanti descrizioni nel volume Studente e cittadino di M. R. C. (Paravia, 2000, pag. 178): «Forza Italia: questo partito è sorto nel 1994 su iniziativa di Silvio Berlusconi, l'imprenditore proprietario delle principali reti televisive private». «Democratici di sinistra: è un partito nato nel 1991 dalla trasformazione del Partito Comunista Italiano in Partito Democratico della Sinistra, voluta dal segretario Achille Occhetto e conseguente alla crisi del comunismo internazionale; ha assunto l'attuale denominazione nel febbraio del 1998. Questa formazione privilegia innanzitutto gli interessi dei lavoratori e si ispira agli ideali dell'uguaglianza e del rispetto verso le categorie meno abbienti». Vincenzo Merlo – cliccare qui




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4 giugno 2005

LIBRI SCOLASTICI!!!

 

Il Muro di Berlino! Vogliamo ricordare come ne descrive genesi e caduta il libro Stato giuridico - Stato economico di L.G. e I.V. (Lattes, 2004),  a pag. 47? «La fine della II guerra mondiale (1945) segnò la sconfitta della Germania da parte di USA-URSS-Gran Bretagna e Francia. I paesi vincitori si spartirono il territorio tedesco in quattro settori e la città di Berlino avrebbe dovuto essere posta sotto il controllo sovietico, in quanto collocata nella parte orientale della Germania. Tuttavia, a causa del ruolo fortemente simbolico rivestito dalla capitale, le potenze occidentali nel 1961 riuscirono ad attuare il proposito di separare materialmente la città in due zone con la costruzione di un muro che segnasse il confine tra il sistema capitalistico dell'ovest e l'economia socialista dell'est. Soltanto il 9 novembre 1989, il presidente della Germania orientale Krenz, d'intesa con il presidente russo Gorbaciov, annunciò la demolizione del Muro e la riunificazione delle due Germanie». Vincenzo Merlo – cliccare qui




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4 giugno 2005

QUANDO LA STORIA E' ASSERVITA ALL'IDEOLOGIA

A pag. 219 del libro Stato giuridico - Stato economico di L.G. e I.V. (Lattes, 2004), parlando dell'Unione Sovietica, si afferma: «in URSS nel 1985 Michail Gorbaciov diventò segretario del Partito Comunista, la più alta carica politica. Egli diede vita ad un profondo rinnovamento del paese: ridusse le spese militari, rese più efficiente l'economia, riconobbe maggiori libertà ai cittadini, firmò con gli Usa accordi per un progressivo disarmo atomico. Di fatto, tra il 1989 e il '91 finì la guerra fredda e le repubbliche baltiche si dichiararono indipendenti: il 21/12/1991 l'URSS si trasformò nella Comunità degli Stati Indipendenti (CSI)». Capito? La guerra fredda finì come d'incanto. Nessuna rivolta dei popoli dell'Est europeo, nessun crollo del comunismo, nessun tentativo di golpe a Mosca, nessuna caduta del Muro di Berlino! Vincenzo Merlo – cliccare qui




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17 aprile 2005

GRANDI NUMERI

I pellegrini giunti a Roma dal 2 all’8 aprile, cioè nelle giornate intercorse fra la morte di Giovanni Paolo II e i suoi funerali, sono stati più di 3 milioni. Oltre 21 mila di essi sono entrati ogni ora nella basilica di San Pietro, ad un ritmo di 350 al minuto. La fila per vedere il papa ha raggiunto una lunghezza massima di 5 km; 13 le ore per il tempo di attesa medio e 24 ore quello massimo.

Il giorno dei funerali 500 mila fedeli erano presenti in piazza S. Pietro e in via della Conciliazione; 600 mila le presenze nelle zone dei 29 maxischermi dislocati in tutta Roma.

I fedeli sono giunti a Roma con 1.000 treni speciali, oltre a quelli ordinari; 6 treni da e per la Polonia hanno trasportato 5.000 polacchi; in treno hanno viaggiato in totale 800 mila persone. Circa 5.200 pullman, dei quali 1.200 dalla frontiera di Tarvisio, sono giunti a Roma.

La capienza delle piazze di Roma, utilizzate spesso per le manifestazioni, è ben nota perché la Questura di Roma ha provveduto a calcolarne i valori, considerando che un metro quadrato può contenere al massimo 4 persone e considerando, per eccesso, che nelle piazze ci sono zone non occupabili per l’esistenza di monumenti, fontane, alberi, ecc. Ecco alcuni numeri per le piazze più note:

Piazza del Popolo mq 17.100 – capienza max 68.400 persone

Piazza S.Giovanni mq 39.100 – capienza max 156.000 persone

Piazza Navona mq 12.970 – capienza max 51.880 persone

Piazza S.Apostoli mq 4250 – capienza max 17.000 persone

Circo Massimo mq 140.000 – capienza max 560.000 persone

In Piazza S.Giovanni , contando anche le strade laterali e limitrofe, si possono prevedere altre 100.000 persone per un totale di 260.000 persone.




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12 marzo 2005

IL VELO ISLAMICO

Il Corriere della Sera (1), a proposito della vicenda della ragazza italiana, della provincia di Como, convertitasi all’Islam per amore e che rivendicava il diritto di indossare il burqa, pubblicò una dichiarazione di Giorgio Armani nella quale si diceva:

“E’ una questione di rispetto per le convinzioni, le culture e le idee altrui. Bisogna convivere con queste idee, bisogna imparare a farlo. Una volta vedere una donna velata per le strade di Parigi faceva fascino esotico, adesso fa terrorista, e quindi ne siamo spaventati.”

 

Ma davvero il velo islamico è solo un capo di vestiario alla moda o un componente del costume tradizionale di un paese? E’ un semplice pezzo di stoffa o non è invece un simbolo, uno strumento di sottomissione?

 

Sul CorSera di qualche giorno prima (2), André Glucksman ha scritto: “Arrivato al potere nel 1979, l’Ayatollah Komeini ordina immediatamente che le donne portino il chador. Tutte le iraniane devono nascondere il loro corpo sotto veli neri. Tutte, giovani, anziane, credenti e non credenti, dalla testa ai piedi, sotto pena di prigione, flagellazione, lapidazione e altre inezie, morte compresa. La guida suprema, ansioso di istituzionalizzare la sua rivoluzione islamica, vuol dare al suo regime fondamenta di roccia. E questa roccia è lo statuto di inferiorità concesso alle donne. Il velo dovrà rendere eterno il suo potere”.

Le donne lanciarono la prima manifestazione antiislamica della storia, ma furono abbandonate dagli uomini, compresi gli uomini di sinistra.

“Il pezzo di tessuto che le brigate dell’ordine morale imponevano a Teheran diventò uno stendardo politico universale, uno strumento di conquista, un’uniforme”.

La sorte riservata alle donne prefigura la punizione di tutta una società.

 

Azar Nafisi ha descritto, nel suo libro (3), cosa pensano le donne del velo islamico:

“ Un severo ayatollah, un improbabile re-filosofo, privo di ogni buon senso aveva deciso di imporre il proprio sogno a un paese intero e al suo popolo, adattandoli al suo sguardo miope. Aveva stabilito quale doveva essere il mio ideale di donna musulmana, di insegnante donna musulmana, e pretendeva che mi ci adeguassi in tutto, anche nell’aspetto esteriore. Il dissenso mio non era politico, ma esistenziale. No, non rifiuto un pezzo di stoffa, rifiuto la trasformazione che mi viene imposta, quella che, se mi guardo allo specchio, mi fa odiare l’estranea che sono diventata…….A poco a poco, arrivai a fingere che quando portavo la veste tutto il mio corpo si dissolvesse: restava solo la stoffa con la mia forma che andava in giro guidata da una forza invisibile”.

 

Sergio Romano nel suo “Anatomia del terrore”, parlando delle comunità islamiche francesi, dislocate nei quartieri ghetto delle banlieu, sottolinea il fatto che il velo è un simbolo dell’autorità comunitaria. “ La ragazza costretta a portarlo sposerà un musulmano, rimarrà prigioniera del mondo in cui è nata, sarà cittadina a tempo parziale”.

 

L’autrice franco-iraniana di “Giù i veli” – Chahdortt Djavann – così si esprime: “Il velo è una forma di barbarie. Il velo non è un problema di fede religiosa, ma una questione di diritti umani, di discriminazione fra i sessi, di maschilismo applicato alla religione, di umiliazione della donna e dei minori al pari dei maltrattamenti fisici, psichici e sessuali. Il mondo dovrebbe condannare il velo come l’infibulazione”. E la Djavann critica gli intellettuali europei che predicano tolleranza in nome di malintesi diritti civili o giustificazioni culturali, perché queste posizioni favoriscono il fondamentalismo islamico che, in Occidente, a sua volta, sostiene l’estremismo politico di chi predica violenza e discriminazione xenofoba antioccidentale.

 

Ovviamente ci sono donne musulmane che scelgono volontariamente di portare il velo. Per le giovani che vivono in Europa, la motivazione di tale scelta può essere anche ricondotta alla crisi di identità delle donne che non si riconoscono nel sistema di valori dell’Occidente. Alcune dichiarazioni di giovani presenti alle manifestazioni organizzate in Francia contro la legge sul velo, esprimono questo disagio:

“Il velo dissuade le giovani dall’intraprendere la via del male.”

“Considero il velo uno strumento morale per discostarsi dagli atti immorali.”

“Il velo è il simbolo che ci differenzia come giovani musulmane dalle francesi con cui non condividiamo gli stessi valori.”

Dunque il velo può diventare un simbolo di resistenza all’imperialismo culturale dell’Occidente cristiano, di orgogliosa appartenenza identitaria, di conquista demografica e religiosa, di proselitismo islamico e inimicizia verso l’Occidente.

 

Può però essere il simbolo di una condizione femminile mortificata e violentata, di un modello di società che si pone come ideali da perseguire la limitazione o la negazione della libertà individuale e la discriminazione in base al sesso.

 

Magdi Allam, a conclusione del suo ottimo articolo (4) sulla poligamia in Italia, afferma: “Aiutandole a emanciparsi dai mariti-padroni, aiuteremo noi stessi a liberarci da un cavallo di Troia integralista e fanatico che inquina la nostra libertà e il nostro stato di diritto.”

Non è una questione di rispetto e di tolleranza, è una battaglia culturale e di civiltà a cui tutti dovrebbero partecipare. Tollerare che la metà della società sia nascosta alla vista, come una vergogna, equivale ad accettare che la gente circoli nuda per strada o che gli anelli al naso delle tribù africane siano un diritto dell’uomo.

 

 

(1)  Corriere della Sera del 28 settembre 2004

(2)  Corriere della Sera del 30 agosto 2004

(3)  “Leggere Lolita a Teheran” – ed.Adelphi

(4)  Corriere della Sera del 28.9.2004




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6 marzo 2005



I PACIFISTI

Gli eventi di questi giorni hanno riportato alla ribalta gli appartenenti al cosiddetto “popolo della pace”. Come tali si autodefiniscono coloro che organizzano manifestazioni di ogni tipo purché si tratti di questioni nelle quali sono in qualche modo coinvolti gli americani.
In ogni circostanza viene riproposta la visione manichea che fa risalire agli USA la responsabilità di ogni evento negativo che accade nel mondo. In particolare dopo la guerra in Iraq persino le azioni dei terroristi vengono attribuite alla responsabilità degli americani. Manifestare contro il rapimento di una giornalista significa lanciare slogan e parole d’ordine non contro i terroristi e le loro infami azioni, ma contro la guerra voluta dagli americani. Non importa se la guerra è finita e bisogna in ogni caso lavorare tutti per garantire un futuro all’Iraq, come ha detto il Segretario Generale dell’ONU; bisogna dire che tutto succede a causa della guerra.
Ma nessuno di loro si permette di ricordare che lo scopo dei terroristi è quello di terrorizzare. Terrorizzare l’ostaggio, la famiglia e gli amici dell’ostaggio, perché diventino moltiplicatori di manifestazioni, dichiarazioni, pressioni, destinate ad essere ascoltate e ampliate dai mezzi di comunicazione. Con lo scopo ultimo di impedire il consolidarsi del nuovo Stato democratico e della libertà di quel popolo.
Ma la loro non è la pace. E’ il “lasciateci in pace”. Se ne lavano le mani. Non gli importa di difendere i milioni di iracheni che, con il voto del 30 gennaio, hanno espresso la loro volontà di crescere nella democrazia e nella libertà, dopo decenni di feroce dittatura.
A loro interessano di più le azioni dei terroristi islamici, che chiamano guerriglieri, resistenti, patrioti, che si comportano in quel modo per opporsi all’occupazione militare del paese da parte degli americani (sic!) e per la libertà del loro popolo (sic!). Da notare che gli attentati sono rivolti contro inermi cittadini con l’intento deliberato di uccidere per spaventare. Qualcuno arriva a paragonarli ai partigiani italiani durante la Resistenza.
Ma lo stesso impegno di lotta e mobilitazione non viene dimostrato per altre questioni più gravi, solo perché non vi sono coinvolti gli americani. Distolgono lo sguardo dal Sudan, dalla Corea del Nord, dall’Iran, dal Vietnam, da Cuba, e sputano contro le democrazie occidentali.
E’ un modo di porsi nei confronti delle questioni internazionali che viene da lontano, che si ripete e si ripeterà nel tempo.
In un saggio del 1945, George Orwell (1) descrive il pacifismo di allora ma sembra di leggere un saggio molto recente. Orwell conosce bene gli intellettuali di sinistra, con i quali mantenne sempre aperta un’aspra polemica perché “ la colpa di tutte le persone di sinistra dal 1933 in avanti è di aver voluto essere antifasciste senza essere antitotalitarie.”
Leggiamo cosa scrive a proposito dei pacifisti: “ I pacifisti in larga parte, o appartengono a oscure sette religiose o sono semplicemente dei filantropi che rifiutano di accettare la vita com’è e non vanno al di là di questo punto. Eppure c’è una minoranza di intellettuali pacifisti le cui vere – sebbene inconfessate – motivazioni sono l’odio per la democrazia occidentale e l’ammirazione del totalitarismo”.
Come si esprimono i pacifisti?
Scrive Orwell:” La propaganda pacifista solitamente semplifica, affermando che una parte è dannosa quanto l’altra, ma se si esaminano attentamente gli scritti dei pacifisti intellettuali più giovani, ci si accorge che essi non esprimono affatto la loro disapprovazione imparziale, ma si indirizzano quasi esclusivamente contro la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Inoltre, di regola non condannano la violenza in quanto tale ma solo la violenza esercitata in difesa dei paesi occidentali.
…….La letteratura pacifista è ricca di affermazioni equivoche che, se mai significano qualcosa, annunciano che statisti come Hitler sono preferibili a un Churchill e che la violenza è ammissibile purché sia sufficientemente brutale”.
Perché avviene questo?
Conclude Orwell:” Tutto sommato, non è difficile credere che il pacifismo, così come esso si manifesta in una parte dell’intellighenzia, sia intimamente ispirato da ammirazione per il potere e la crudeltà. Si è commesso lo sbaglio di riversare questo sentimento su Hitler, ma esso potrebbe essere facilmente trasposto di nuovo”.
Quanto riportato è stato scritto nel 1945! Un motivo di riflessione per i moderni pacifisti.


Note:
(1) di George Orwell sono noti i libri: Omaggio alla Catalogna (1938), La fattoria degli animali (1945), 1984 (del 1949). Meno noti sono i saggi raccolti nel bel volume citato “Nel ventre della balena e altri saggi” edito da Bompiani. Un invito alla lettura.




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